Milano

Ritorna a teatro l’astrale Eliot di “The Waste Land”

Annig Raimondi in scena

Operazione difficile, al limite del temerario, sfida estrema, l’agire la poesia, la più alta e celebrata, su un palcoscenico di teatro. Eppure ci prova e ci riesce “The Waste Land” (“La terra desolata”) di T. S. Eliot, vista in questi giorni al Teatro Oscar di Milano, e proposta da 13 anni dall’attrice e regista Annig Raimondi, sulla base dell’insuperata traduzione del poeta Roberto Sanesi. Ai confini della parola, la parola si ritrova a teatro, pur con un lavoro sulla parola stessa ampio e corposo.

Il poemetto di Eliot è ritenuto universalmente una delle punte assolute della poesia del Novecento, dedicata dall’autore al “maledetto” Pound, il “miglior fabbro”, che mise mano al testo, spesso intervenendo pesantemente. Un poemetto che accoglie nella sua esile trama forsennati rimandi ad altri autori, ad altre opere, un repertorio simile alla biblioteca di Canetti, dove troviamo, in buona compagnia, Wagner e Dante, il Qohelet e Ovidio, il tutto sul basso continuo del grande Shakespeare.

Un’opera stratificata in cui la Raimondi, come ha raccontato al termine dello spettacolo, in parte da sola, in parte con Sanesi, è ulteriormente intervenuta: esemplare lo “slang” veneto-padano, irresistibile, con cui ritraduce la seconda sezione. Oppure in cui entra a gamba tesa, per creare atmosfere e paesaggi dell’anima, con la finalità di ribadire lo spaesamento, in una scena che presenta un confuso bric-a-brac di oggetti e suppellettili degno dell’ultimo grande Carmelo Bene, che più di una volta, ci pare, venga indirettamente evocato.

Al centro di questo Eliot che va in scena in un piccolo teatrino della periferia, sta il virtuosismo anti-retorico della Raimondi, vero Zelig della vocalità attoriale. Che mima, danza, mastica e rigurgita la partitura di Eliot, dando alla sua scarna classicità moderna la carne e il sangue che rende credibile la trasposizione teatrale. Una prova d’attrice che ha dell’incredibile, e che raggiunge l’acme nella terza-quarta sezione, quelle dedicate al tema della “morte per acqua”. Acqua sempre attesa e agognata in questo deserto, ma sempre rinviata e negata. Paradosso poetico e metafora della nostra esistenza esiliata.

1 maggio 2010
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