Varese

Botta delude: nulla sul teatro-fantasma in Repubblica

In prima fila Luigi Zanzi

Sono rimasti delusi coloro che, ieri sera, sono accorsi alle Ville Ponti di Varese per ascoltare il verbo di un’archistar mondiale come il ticinese Mario Botta. Ma non tanto delusi per le sue parole, per la presentazione dei suoi progetti, quanto per non avere trattato uno dei temi più caldi a Varese: la Caserma Garibaldi. Un bene di recente acquisito dal Comune, il quale ha fatto studiare da un équipe del Politecnico di Milano la fattibilità di un project financing.

Quello di ieri sera era l’ultimo intervento nell’ambito del ciclo curato dall’Accademia di Architettura di Mendrisio, che quest’anno ha dedicato particolare attenzione a Varese. A Botta era stato affidato un intervento su piazza Repubblica che, come sotto il Bernascone tutti sanno, trova nella fatiscente Caserma Garibaldi la pietra d’inciampo. Una “lectio” che Botta ha dedicato alla memoria di Giuseppe Panza di Biumo.

Nessuna interessante riflessione su piazza Repubblica e Caserma Garibaldi si è ascoltata alle Ville Ponti. Botta si è limitato ad affermare che gli studenti dell’ultimo anno da lui seguiti, a proposito di piazza Repubblica, “alcuni hanno disegnato il teatro, altri no”. Qualcuno, poi, “voleva realizzare un giardino a Varese, e lo ha collocato in piazza Repubblica”.

Varese “non è una città giardino”, secondo Botta, quanto piuttosto “una città di opportunità (le castellanze) che si sono organizzate tra loro. Era anche una città aperta verso l’esterno: ora non più, perché sono cambiati i traffici”.

Botta ha proposto una riqualificazione di Varese secondo quello che lui ha definito “territorio della memoria”: “una città di tracce e di orme, non un Luna park”. Un punto di partenza fondamentale per affrontare uno dei grandi problemi di Varese: le tante aree industriali dismesse. Ma c’è anche un percorso più sbrigativo, paventato da Botta: “abbattere tutto. Così i soliti Ligresti vengono a realizzare le loro palazzine”.

29 aprile 2010
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