Milano

Poesia come terapia di anima e corpo. A Milano

Tiziana Cera Rosco (foto di Federica Fioroni)

Poetry therapy. Ovvero, la poesia può curare, può curarci. Non semplice stordimento intellettuale, non banale gioco espressivo. No: vera terapia. Lenire il male dell’anima, guarire dai mali del corpo (ma non sono una cosa sola?). E’ da questo che ha preso il largo la serata di ieri, presso il Teatro Filodrammatici di Milano, dal titolo “Leggere, con cura”. Leggere versi, più precisamente, e scrivere versi. Sul lato terapeutico, in questo progetto sviluppato da Mille Gru e Robindart Factory, patrocinato dalla Città di Lugano, e incluso nel ricco cartellone della rassegna “PoesiaPresente”, diretta dal bravissimo poeta e performer Dome Bulfaro, un’azione poetica concreta si è sviluppata all’Ospedale di Lecco, al Policlinico di Milano e negli opedali Civico e Italiano di Lugano.

Risultato: una serie di cartoline con poesie “terapeutiche”, sul tema della cura e su quello della conciliazione, che sono state diffuse nei nosocomi appena citati. Ad alleviare le sofferenze dei degenti di ortopedia e riabilitazione cardiologia.

Tre le poetesse ospitate alla serata del Filodrammatici, introdotta dal professor Roberto Malacrida, primario di cure intense all’ospedale regionale di Lugano, Civico e Italiano, e con la partecipazione del bookshop curato dalla varesina abrigliasciolta.

La prima autrice, la più sorprendente, la più vitale, parole dell’anima, la messinese Jolanda Insana, “scoperta” dal grande Raboni, che prima del suo reading è stata intervistata sul palco da Sebastiano Aglieco. Un reading ispirato alla sua “medicina carnale”, che la Insana ha portato avanti nonostante una fastidiosa tosse e che, nonostante questo, è riuscito ad evocare con grande arte una vera Spoon River, quella dei morti del terremoto di Messina dei primi del Novecento.

A parlare per lei ci ha pensato Anna Ruchat, sua traduttrice dal tedesco. Lei non era presente, ieri sera: Mariella Mehr. Dai suoi versi sgorga la memoria orrenda della Shoah contro i popoli zingari. L’internamento umiliante negli ospedali psichiatrici, la lotta contro l’intolleranza e il razzismo, la capacità di impadronirsi, come autodidatta, della cultura del mondo. Poetessa dal percorso interessante, rievocato in un documentario.

Grande attesa per la terza autrice: Tiziana Cera Rosco, che ha presentato in prima una prima parte della sua raccolta di videopoesia “Non salvarti”. Versi, autoscatti, foto dei figli, riflessioni sull’orrendo quotidiano che ci circonda. Un lavoro interessante, anche se il versificare della Cera Rosco è molto omogeneo, forse eccessivamente, un’impressione che qualche enfasi ripetitiva non riesce a dissimulare.

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20 aprile 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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