Gallarate

Via la Rai dalle mani dei partiti. Squizzato attacca

La sede romana della Rai

La Rai è in mano ai partiti, Mediaset in mano a Berlusconi. In una situazione italiana di questo genere non c’è davvero da stare allegri. Pluralismo dell’informazione e libertà dell’opinione pubblica sono oggi messi sotto tiro.

E’ dunque un appuntamento di grande interesse il dibattito organizzato da Acli di Gallarate, Aiart, Anpi di Gallarate, Arci Varese e il cineclub Filmstudio 90. Un confronto che, domani martedì 20 aprile, alle ore 21, presso la sede delle Acli di Gallarate (via Agnelli 33), vedrà come protagonista un regista coraggioso e intelligente come Gilberto Squizzato, che ha appena pubblicato il volume “La tv che non c’è. Come e perché riformare la Rai”, pubblicato dalla Minimum Fax. Oltre al regista Squizzato, al dibattito gallaratese parteciperanno Ruffino Selmi, vicepresidente Acli di Varese, e Fabrizio Galimberti, presidente Aiart di Varese.

Tante le domande sul piatto: è possibile riportare la Rai nelle mani dei suoi legittimi proprietari (i cittadini), sottraendola alla lottizzazione del potere politico? Quali scelte fare per riportarla alla sua funzione di servizio pubblico di qualità? Per Squizzato e le associazioni promotrici l’informazione pubblica deve avere ruolo di bene pubblico e strategico, esattamente come l’acqua, perché solo una Rai autonoma e forte può salvaguardare il diritto del cittadino ad essere correttamente e completamente informato, così da poter esercitare in pieno i suoi diritti democratici.

Come scrive Beppe Giulietti, segretario di Articolo 21, nella prefazione, “se fossimo in un paese normale o almeno seminormale, i dirigenti della Rai dopo aver letto queste pagine dovrebbero alzare il telefono e ringraziare Gilberto Squizzato, che nonostante lo spirito dei tempi ha deciso di scrivere un libro che rappresenta un vero e proprio atto d’amore per il ruolo e la funzione di quello che una volta veniva chiamato il servizio pubblico radiotelevisivo. Se e quando la lunga notte della politica e dell’informazione finirà, sarà il caso di ringraziare i giornalisti come lui, che non hanno mai rinunciato a esercitare la loro funzione civile, anche quando amici e magari compagni li invitavano a lasciar perdere e adeguarsi”.

19 aprile 2010
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