Varese

Stop a Varese per la marcia trionfale del Carroccio

Manifestazione leghista a Varese

Un vero scherzo del destino: l’onda lunga della Lega Nord si ferma proprio a Varese, alla porta di quella casa che le diede i natali. Un dato ineludibile, questo flop lumbard sotto al Bernascone, che avrà fatto passare qualche brivido nella schiena del vertice cittadino del partito di Bossi, considerata la vicinissima, prossima tappa delle comunali, tra un anno esatto. Un appuntamento al quale la Lega rischia di arrivare con l’affanno e con il terrore di allungare ulteriormente la distanza dal Pdl e accorciare quella dal Pd.

Ma al di là dei numeri e delle percentuali, è opportuna qualche domanda sul perché a Varese città la Lega si sia fermata al 26,67 contro al Pdl che raggiunge vetta 33,25% e ad un Pd che incalza e raggiunge il  20%. Insomma, qui non siamo nelle vicine Lozza (oltre il 44%) o Gemonio (36%): siamo e restiamo nel capoluogo.

Ma perché qui i lumbard non incassano un risultato con i baffi? Il discorso meriterebbe un approfondita analisi, ma ci possiamo fermare a questo, usando una vecchia, ma calzante espressione: il Carroccio qui ha esaurito la sua forza propulsiva. Dà di sé un’immagine sfuocata e affaticata, senza grande progettualità, senza prospettiva. A Varese l’amministrazione comunale continua da anni a parlare di grandi progetti (dal nuovo Teatro all’unificazione delle stazioni) che non fanno mai un passo avanti.

Varese non si accontenta di più sicurezza e di ronde, non produce alcun incremento dei consensi la continua presenza in città del ministro Maroni. Qui si attende qualcosa di più. Una riflessione che il Carroccio dovrebbe fare al più presto, magari mettendo in campo ipotesi nuove e più arrembanti, capaci di rivolgersi ad un elettorto d’opinione che non va a Pontida e non porta la cravatta verde. Senza un salto di qualità, resta forte il rischio che il flop di oggi si trasformi in una Caporetto domani, alle elezioni comunali.

31 marzo 2010
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