Economia

Ricordando Ezio Tarantelli, uomo della concertazione

Ezio Tarantelli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di riflessione sulla figura dell’economista Ezio Tarantelli a firma di Roberto Molinari, segretario del Partito Democratico di Varese

Sono trascorsi venticinque anni. Una vita, in un certo senso, ed è di questo che si dovrebbe parlare. Era il 27 marzo 1985. Il giovane professore di economia ha terminato la sua lezione. Esce dall’aula e si reca al parcheggio per prendere l’auto. Non tornerà più a casa. Una raffica di mitraglietta “Skorpion” lo abbatte. Le cronache parlano di 27 colpi sparati a bruciapelo. Quel giovane professore era Ezio Tarantelli. Aveva quarantaquattro anni. Gli assassini, le Brigate Rosse.

La sua colpa? Nel delirio brigatista essere uomo della CISL ed aver promosso, attraverso i suoi studi e la sua attività di consulenza al sindacato cattolico, l’abolizione della scala mobile. Ma Tarantelli fu anche altro e, probabilmente, fu questo a portare i terroristi a deciderne la morte.

Tarantelli fu uomo della “concertazione”. Anzi ne fu il “teorico”. Credeva fermamente che la modernizzazione del Paese potesse passare attraverso un pieno coinvolgimento del sindacato nella determinazione delle scelte politiche più importanti anche se impopolari. Vedeva il coinvolgimento delle forze sindacali, di tutte le forze sindacali, come il naturale proseguo dell’azione di rivendicazione sostenuta nei luoghi di lavoro. Ma riteneva che la concertazione doveva e poteva essere il “processo” di mediazione e non il luogo della svendita delle proprie ragioni. Insomma, strumento di miglioramento in cui tutti vincono e nessuno perde.

Tarantelli fu colui che per primo suggerì la necessità del controllo dell’inflazione attraverso il meccanismo della “predeterminazione” degli scatti di contingenza. Fu grazie al suo “meccanismo” che l’inflazione a due cifre che falcidiava i reddito fissi degli italiani fu battuta.

Fu sicuramente un “servitore”, un servitore del Paese, Ezio Tarantelli. Lucido, appassionato, brillante e laico nella ricerca di soluzioni non ortodosse e non condizionate da faziosa ideologia o dal settarismo sempre presente nella nostra storia. Dopo Tarantelli altri servitori come lui sono caduti sotto i colpi dei terroristi. D’Antona, Biagi. Tutti colpiti perché volevano riformare e rendere moderno il nostro sistema di regole e di relazioni industriali.

Di uomini come Tarantelli, oggi, c’è più che mai bisogno. Abbiamo bisogno di uomini con quella passione, con quella intelligenza e con quell’amore per il nostro Paese e per la verità anche quella scomoda. Far si che la “memoria”, la loro memoria sia condivisa e trasmessa.

Questo è forse il modo migliore per ricordare Tarantelli e tutti i “civil-servant” caduti in questi anni.

29 marzo 2010
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