Varese

Robert Viscusi: “Racconto l’epopea dei nostri emigranti”

Robert Viscusi

Ha l’andamento del racconto biblico, l’ambizione dell’epopea, la sfrontata consapevolezza di parlare da classico. Ama Dante e il cibo italiano. Ci sta bene qui da noi, il Paese dei suoi nonni. E’ l’italo-americano Robert Viscusi e il suo poema si chiama “ellis island”, da scrivere, come i suoi versi, in lettere rigorosamente minuscole. Professore di Letteratura inglese e americana al Brooklyn College della City University di New York, nonché direttore del Wolfe Institute for the Humanities della stessa università, Viscusi è fondatore e presidente della IAWA (Italian American Writers Association), oltre che poeta e scrittore. Ha dato vita ad un poema composto da 624 sonetti, suddivisi in 52 libri, un’opera che non è mai stata pubblicata integralmente. Un poema che narra la storia di un secolo di migrazioni dall’Italia verso la “Merica”, che si presentava ai nuovi arrivati con questa isoletta, sul cui porto sono approdati più di 12 milioni di immigrati.

Un’opera immensa, attraversata da ricordi e passioni, amore e rabbia, scritta da uno che ha sangue abruzzese nelle vene, come il mitico John Fante. “ellis island” è l’opera di tutta una vita, come afferma lo stesso Viscusi, incontrato a Varese insieme ad Ombretta Diaferia, che con la sua abrigliasciolta si è lanciata nella sfida di offrire ai lettori italiani questo capolavoro sconosciuto, iniziando a tradurre i primi quattro libri, con testo a fronte, in una raffinata pubblicazione che contiene anche il dvd del reading dello stesso autore. Le traduzioni sono della Diaferia e la trasposizione italiana di Sandro Sardella. Il libro sarà presentato in anteprima a Milano, domani 29 marzo, alle ore 21, presso il Teatro Filodrammatici e poi, martedì 30 marzo, stessa ora, presso il Teatrino Santuccio di Varese.

Un signore colto e spiritosissimo, Robert Viscusi, che parla l’italiano molto bene e mostra una onnivora curiosità per tutto quello che è italiano, dalla nostra lingua a come facciamo la spesa. Racconta quanto gli sia costato arrivare a concepire “ellis island”: “Ho dovuto studiare almeno 20 anni per raccogliere materiale relativo all’immigrazione. Quando ho iniziato a scrivere il mio poema ho cercato la forma più adeguata e ho scelto il sonetto”. La sua è un’opera aperta, direbbe Umberto Eco, perché concepita per essere rimescolata e dare sempre vita ad un nuovo testo. Ride, lui che ama la nostra storia, quando gli parlo di “Ars combinatoria” tanto ammirata nel nostro Rinascimento. Ma grazie al suo sito è possibile combinare e rifare infinite volte, con risultati diversi, il suo poema (ellisislandpoem.com). Un’opera in continuo movimento, in linea con ciò che racconta, annunciato così in apertura del libro: “le storie ti travolgono come onde”.

Quando gli si parla di debiti letterari e numi ispiratori, Viscusi cortesemente si smarca. Certamente non appartiene alla famiglia della Beat Generation. Ricorda di più, per la vastità dell’impianto, il poeta e Nobel creolo Derek Walkcott e, da un punto di vista americano, evoca Walt Whitman. “Certo, Whitman è all’inizio di ogni cosa, ma io mi sono imbevuto anche di autori come Ezra Pound e John Cage, poeta e musicista”. Certamente ciò che più lo interessava, quando scrisse il suo poema, era “tramandare la vita della gente normale come noi, che nonostante inenarrabili sacrifici, magari solcando l’Oceano nascosti nella plancia delle navi, come fecero i miei nonni, dopo la loro morte non resta alcuna traccia”.

Una grande fatica per tramandare la memoria di quegli italiani che furono anche considerati, una volta arrivati nell’Eldorado americano, “enemy aliens”. Una memoria che ci deve servire da monito a non fare altrettanto quando gli stranieri, con le loro carrette o incollati sotto i tir, arrivano a casa nostra.

28 marzo 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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