Varese

Cultura, Varese dove va? Protagonisti a confronto

Parecchi giovani al dibattito

Non un “cahier de doleances”, una lista di sterili lamentele, un inutile piangersi addosso, ma la fotografia lucida, realistica dell’arrancare del capoluogo sul fronte culturale. Varese è ferma, Gallarate cammina, ma altrove c’è addirittura chi vola. Ne hanno parlato, invitati dal candidato Pd al Pirellone, Stefano Tosi, tre esponenti della vita culturale come il pianista Paolo Paliaga, il pianista Roberto Plano e il poeta Dino Azzalin. Un dibattito che è partito dalla premessa, espressa da Tosi, che “esiste una forte domanda di cultura nella nostra provincia, come hanno dimostrato i tre eventi che si sono intrecciati: l’inaugurazione del Maga a Gallarate, il Baff a Busto, Cortisonici a Varese”.

Se Dino Azzalin, editore e poeta, ha sostenuto che la cultura è fondamento di una città (ricordando che, nel dopoguerra a Milano, il Piccolo Teatro fu una delle prime realizzazioni), il muscista Paliaga ha rivelato di essere sempre timoroso quando deve esibirsi a Varese. “Mi domando sempre: dove si può suonare a Varese? Forse l’unico posto è l’auditorium dell’Insubria”), mentre dal pianista varesino Plano è arrivata una durissima analisi di strutture e iniziative presenti in città.

Plano si è definito molto critico verso Varese. “Oggi ho fatto le prove al Teatro di Varese e abbiamo perso un’ora e mezza per capire come amplificare la musica”. Non solo: non c’è un teatro, né c’è un’orchestra. “E non ha senso sostenere – ha proseguito Plano – che la stagione musicale ha successo perché si riempie il Salone Estense, un piccolo spazio”. Infine anche la scuola musicale della nostra città si sta chiudendo.

Nel dibattito è intervenuto anche Adriano Gallina, varesino doc e direttore della Fondazione Culturale di Gallarate. A Varese “esiste un teatro privato, con finalità di lucro, e dunque con una programmazione tutta spostata sul mercato. Un cartellone che ignora completamente scelte culturali e sperimentazione”. “E’ necessario – ha detto Gallina – un sostegno pubblico alle attività culturali e agli spettacoli, ma soprattutto un’idea di teatro pubblico, oltre ad un soggetto che dia indirizzi in base a questa idea”. A Varese, invece, “non esiste neppure un assessore alla cultura”.

23 marzo 2010
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4 commenti a “Cultura, Varese dove va? Protagonisti a confronto

  1. Filippo De Sanctis il 24 marzo 2010, ore 03:52

    Egregio Direttore,

    mi stupisco di come i convenuti a questo incontro, che vale la pena sottolineare è a sostegno di un candidato alle elezioni regionali, non abbiano espresso alcuna considerazione obiettiva e sopratutto vera su ciò che accade a Varese.
    Sopratutto perche la musica è sempre la stesas e viene dai soliti, vecchi, strumenti un po scordati che fino ad ora non hanno prodotto nulal di buono. Faccio salvo Azzalin, perche lo stimo, anche se non capisco come possa aver ognorato una serata come quella di sabato 20 al Santuccio ( poeti, poesia, scrittori in una nonostop dalle 18 alle 24 )

    Le confesso che, se quanto da lei riportato nell’articolo è fedele agli interventi del convegno, a Varese si confrontano due “partiti” della cultura: quello del fare, e quello del chiacchierare.

    E dunque una stagione musicale che fà, ogni anno, felici gli spettatori, e una stagione teatrale del “lucrosissimo” teatro privato che altrettanto fà felice il pubblico ( anche con proposte sperimentali ).
    Se poi per sperimentazione si vuole intendere quella che mira ad arricchire i direttori dei teatri con i soldi delle casse comunali, be allora forse il teatro che dirigo non fa sperimentazione.

    Per concludere, mi sembra che all’incontro sulla “cultura” si sia fatta invece solo politica, ovvero quelle delle chiacchiere e dei pochi fatti, i partecipanti e i lettori ora sapranno un po meglio come indirizzare la propria preferenza.

    Cordiali saluti

    Filippo De Sanctis

  2. Adriano Gallina il 24 marzo 2010, ore 09:03

    Caro Direttore,

    nella necessità della sintesi giornalistica, qualcosa del mio intervento è andato perso – soprattutto dal punto di vista dell’articolazione – e quindi vorrei precisare un po’ meglio, se possibile. Ecco, per punti, quel che ho detto nella sostanza:

    1. Dal momento che negli interventi dei tre relatori è stata evocata la nascita del Piccolo Teatro (Azzalin, Paliaga) ma contemporaneamente si è lamentata l’assenza, a Varese, di un teatro nel senso più pieno del termine (Paliaga, Plano), ho sottolineato che la vera e grande novità di quel momento storico non è stato un intervento “strutturale” (la sala di via Rovello era davvero discutibile), quanto un’idea politico-culturale (quella del “teatro d’arte per tutti” e del “teatro pubblico servizio”) ed un conseguente progetto e modello organizzativo.

    2. L’idea di “teatro d’arte per tutti” implica sostanzialmente tre cose: (a) Un finanziamento pubblico al teatro che lo sganci dalla dipendenza dal mercato consentendo, quindi, la produzione appunto “d’arte”; (b) Un’idea di “accesso” alla produzione d’arte potenzialmente estesa, appunto, “a tutti”: da cui, ancora una volta, finanziamento pubblico (che consenta prezzi “popolari”) e pratica della “formazione e reclutamento del pubblico” (che, negli anni gloriosi del Piccolo, consisteva nell’andare a prendere i lavoratori della Breda e della Falk per portarli a vedere, quasi gratuitamente, Brecht).

    3. Questa è la chiave, fondamentalmente, di una politica pubblica per la cultura (da qualsiasi parte essa provenga): la situazione, nella città di Varese, è invece che, per quanto attiene il teatro (non la musica), l’Amministrazione si è totalmente ritirata dall’investimento e dalla spesa, affidando in toto gestione e direzione artistica dell’Apollonio ad una società privata: che, l’ho detto ieri almeno tre volte, del tutto LEGITTIMAMENTE è ispirata dalla necessità di produrre utili e quindi, conseguentemente e altrettanto legittimamente e comprensibilmente, ovviamente non pone valutazioni di natura strettamente culturale in testa ai propri criteri di programmazione. Esattamente ciò che costituiva le premesse di Paolo Grassi e la sua visione dell’intervento finanziario pubblico come antidoto e soluzione.

    Ciò che manca a Varese, in sostanza, è il ritorno (perchè ci fu, negli anni 80 e 90) ad una visione del teatro come servizio pubblico essenziale, e ad una conseguente valutazione della spesa come investimento sul futuro.

  3. ombretta diaferia il 24 marzo 2010, ore 11:20

    Forse è giunto proprio il momento di smetterla di usare la cultura come mero strumento di propaganda partitica.

    Forse è per questo che si continua a “chiacchieraci” intorno, mentre le veri menti che “fanno” in questa città realizzano esclusivamente con le proprie forze momenti “aggregativi” importanti, tanto da entrare a far parte di quella torta”culturale”, che recentemente si auspica versus i pasticcini, pensando che il pubblico possa sostenere la cultura.

    Forse è per questo motivo che abrigliasciolta non è neppure stata invitata ad un consesso tanto importante per la cultura varesina.
    O forse di trattava di un semplice spot in vista delle elezioni regionali. quindi la nostra “allergia” al controllo partitico ci ha relegato in orario lavorativo alla fatica quotidiana.

    Ho posto al centro della mia vita, e da sei anni al centro dell’attività di abrigliasciolta quella cultura promossa dai diritti umani e culturali dell’UNESCO : “…tutto ciò che mette in grado l’uomo di essere operativo e attivo nel suo mondo…”. Cioé una “politica della cultura al di là dei partiti”.

    Mi scontro quotidianamente con i protagonismi e dictat, ma continuo a “produrre” cultura silenziosa, sobria e senza confini, che faccia evolvere la mia comunità e l’essere umano in primis. Forse perché senza confini è il mondo in cui viviamo, anche se le staccionate (o i bigné) servono per controllare l’operato culturale.

    Ho appena concluso la sesta edizione de “carovana dei versi” che per una settimana intera da Roma a Varese ha diffuso poesia per voce dei principali protagonisti del panorama emergente italiano.
    Senza alcun sostegno pubblico, ma solo con investimenti privati.
    Il risultato è quello di aver invaso la quotidianità con versi inediti e con quattro volumi che la nostra casa editrice ha pubblicato in un mese.
    Abbiamo fatto performance di strada, siamo stati “supporter” di concerti, siamo entrati nelle scuole, nelle bibliotece, nei mercati, stazioni (grazie a Centostazioni!) ed uffici pubblici, nei locali privati, nei teatri e nelle carceri.
    Il teatro di Varese, nella persona di Filippo De Sanctis è stata l’unica realtà culturale varesina che ci ha accolto con la Biblioteca Civica, nella persona di Chiara Violini, ed il Liceo Manzoni, nella persona di Luisa Oprandi.
    Le altre location erano realtà private, quelle tanto vituperate che agli occhi dei più “operano per profitto” e spesso non hanno gli stipendi dei presidenti delle associazioni, ma si sporcano le mani per contribuire alla crescita nazionale.

    Concluderemo il nostro viaggio poetico per la Giornata mondiale della Poesia, il 30 marzo al Teatro Santuccio alle 21, sempre grazie a Filippo De Santis, che ha creduto nel progetto Ellis Island, il libro che ieri abrigliasciolta ha pubblicato e che parla della migrazione italiana in America risalente all’inizio del secolo scorso per voce del suo autore.
    Robert Viscusi arriverà direttamente da New York per le sue performance proprio quando le urne si chiuderanno (ore 21 del 29 marzo al Filodrammatici di Milano).
    Non è un caso che il monumentale poema sia uscito in libreria questa settimana, ma si presenti fuori dalla “performance partitica”, fatta ancora nel 2010 di privato vs pubblico, che a Varese non gode neppure, appunto, di un Assessore di riferimento.

    Ellis Island è un poema, una performance, un sito, un film, un libro politico, laddove politico vuol dire azione quotidiana che recuperi la memoria storica, scomoda ai partiti, essenziale per la politica personale di ogni uomo.

    Con la stima per tutti coloro che fanno quotidianamente cultura mettendo “in grado l’uomo di essere operativo e attivo nel suo mondo…”
    ombretta diaferia

  4. Sandro il 24 marzo 2010, ore 18:51

    Beh sempre divertente. Non mi stupisco, la cultura è lo specchio della società e quindi non c’è nulla di cui scandalizzarsi.
    Certo il Dott. Gallina non può attaccare il Teatro di Varese dal momento che a Gallarate ha cancellato le realtà musicali locali adducendo motivi commerciali proprio lui che gestisce soldi pubblici.
    Il tutto ovviamente giustificato pubblicamente da logiche commerciali che peraltro non è neanche in grado di giustificare in campo musicale.

    Cordialmente

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