Cultura

Giornata mondiale poesia, la Carovana irrompe al Chiostro

Poesie intense proposte da Slvia Ambrosetti

Non si sa da dove arrivino, i poeti della “Carovana dei versi”. Quando è nata, sei anni fa, la parola d’ordine era “Invadere la quotidianità di poesia”, uno slogan che ha ancora il suo valore. In questi giorni i poeti di questa Carovana organizzata da abrigliasciolta si sono spostati prima per l’Italia, e poi per la città di Varese. I poeti incontrano la gente comune, nei luoghi di ogni giorno, propongono loro versi, provocazioni, performance, e poi si spostano, nomadi, altrove. In un altrove che, alla fine, è il luogo proprio della poesia.

La Carovana è passata dal Liceo Linguistico Manzoni, è entrata nella Casa Circondariale, ha fatto irruzione tra il pubblico della Biblioteca Civica, ha accompagnato l’ingresso a teatro e si è conclusa, ieri sera, in alcuni locali come La Vineria di Via Ravasi e La Castellanza di Via Sant’Imerio. Questa mattina di nuovo fuori, in strada, a proporre versi tra commercianti e clienti al mercato di Varese.

Tutto questo conoscerà la sua conclusione domani pomeriggio, a partire dalle ore 16.30, al Chiostro di Voltorre (Gavirate), dove i poeti daranno vita a performance e letture in concomitanza con la Giornata mondiale della Poesia proclamata dall’Unesco. Un intero pomeriggio per presentare il testo dell’edizione 2010 di questa Carovana, un aureo librett0 pubblicato da abrigliasciolta con una ventina di testi. Qui l’eleganza della cura tipografica non è però fine a se stessa. Qui ci sono testi che gridano l’indignazione civile come “Alla memoria delle vittime di Piazza Fontana” di Metello Faganelli, ma anche versi che fanno memoria: è il caso della poesia “Cara Alda” di Velvet Afri. Un piccolo omaggio ad Alda Merini, cittadina onoraria di Varese dimenticata.

20 marzo 2010
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2 commenti a “Giornata mondiale poesia, la Carovana irrompe al Chiostro

  1. Notizie dai blog su 21 marzo: giornata mondiale della poesia il 12 aprile 2010, ore 17:30

    [...] Giornata mondiale poesia, la Carovana irrompe al Chiostro Un momento della Carovana Non si sa da dove arrivino, i poeti della “Carovana dei versi”. Quando è nata, sei anni fa, la parola d’ordine era “Invadere la quotidianità di poesia”, uno slogan che ha ancora il suo valore. blog: Varese Report | leggi l'articolo [...]

  2. giusi pontillo il 13 settembre 2010, ore 09:33

    Il mughetto e il codice della lunga vita

    Nel mio mazzo di Sposa
    Il mughetto è scomparso
    E la mimosa trionfante
    Ha bruciato le essenze
    E il codice della lunga vita;
    Povero Sposo
    Si è dimenticato
    Della fede nuziale!
    Ora ramingo
    Cerca la Sposa.
    Peccato che non si è accorto
    Del tetto rovinato
    Della sua casa!
    Ora ..dormono accovacciati
    I suoi spermatozoi in fiore.

    Il mughetto rovinato

    Il “mughetto rovinato”
    Resiste sulle Alpi
    Aspetta la Primavera inoltrata
    Per arrivare in Paradiso,
    E’ un mughetto che resiste
    Aspetta la Primavera
    Che ritorna insieme
    A tanta felicità
    Aspetta l’usignolo
    Che canta i nuovi amori
    E ‘tranquillo
    E si circonda di alberi secolari
    Cerca l’ombra per fiorire
    Insieme a tanta serenità.

    Il gelsomino piatto

    Ogni Primavera
    Gelsomino piatto
    Crescevi
    Lungo il viale
    Della mia “vecchia casa”.
    Atavico il tuo profumo
    Ancestrale stringevo
    Al mio petto
    Di Sposa delusa.
    E il pianto amaro
    Nei tuoi cespugli accoglievi.
    Cosa rimane
    Delle mie radici in fiore?
    Il tuo profumo inebriante
    E vero ..,
    Ora chiuderò la porta
    Della mia vecchia casa:-
    “Partirò senza una meta”.
    Tornerò soltanto a Primavera
    Per raccogliere sempre
    Il tuo profumo ancestrale.

    L’albero fecondo

    L’albero fecondo
    Ha modificato le radici
    E le emozioni
    Diventano nodi intercapedini
    Dell’esistere.
    L’albero nudo
    Aspetta la Primavera
    E l’infanzia tace nel nido
    Di graziose gallinelle.
    Sempre presente
    Nel volume dei ricordi
    Mi sorride
    L’albero maestro
    E l’infinito e sfumato prisma di
    Passato Presente e Futuro.
    E’ stato l’albero fecondo
    Di una formula metrica
    Matematica a far trionfare
    L’Amore Universale!

    L’Eternità

    Si sciolgono i colori
    Della mente
    E limpidi come ruscelli
    Cascano i “raggi del sole”
    Dell’Archetipo-

    Piano, piano
    Tornano i pensieri
    Del cuore
    Come pezzi d’argento
    A conquistare
    L’armonia feconda
    Dell’Essere..
    E libera la “donna”
    Si allontana.

    L ungo il sentiero
    Immobile la serpe
    Si accovaccia
    E la notte rimbomba
    Come tamburo battente
    Di un Capolinea..
    Si accendono
    I colori consumati
    Di una “lacrima”
    E su di essa
    Brilla solitaria l’Eternità.

    Il giunco fiorito

    Il giunco fiorito
    E’ comparso
    Sull’arida collina
    Vicino al camposanto
    Dove i giorni..
    Non hanno mai smesso
    Di esistere;
    Il giunco della giovinezza
    lussureggiante
    Pullula nell’anima
    Come dolce poesia
    Mentre l’Essere
    Ubriaco..
    È umiliato
    Sotto la verga
    Dell’uomo.
    Il giunco ora mormora
    E tace per non perdere
    La Consapevolezza
    Del suo Essere.

    Quel bocciolo di rosa…

    Quel bocciolo di rosa
    Sudava di brina
    Era ombre dentro
    Il porto inquinato.
    Quel bocciolo avvizzito
    Restava ingabbiato
    Nel fumo delle ciminiere..
    E lontana come una vaporiera
    Tornava al passato.
    Quel bocciolo stanco
    Restava immobile:-
    Nelle gelide acque
    Bloccava il dolore
    Della nostalgia:-
    “Erano solamente i ricordi
    Che tornavano invadenti
    Nel porto di Taranto.”

    Ho gettato il mio cuore in mare…

    Ho gettato il mio cuore in mare
    E le onde hanno lievitato
    Il tramonto del sole
    Ho gettato i remi
    Della mia barca
    E la vita ha cercato
    Un porto sicuro
    Era bello quel rosso e quel viola
    Sapeva di passione e di giovinezza
    Ho cancellato gli anni e gli attimi..
    E la gioia dentro il mio destino
    Ha ripreso a nuotare
    “Ero viva ero salva”…

    Anniversario

    Scompaiono le tue forme Madre
    E nel contemplare il mare
    Ritorna la tua Essenza
    Che luminosa riposa
    Al cospetto di Dio.
    Scompare il mio Io fanciullo
    Che cerca fra gli alberi
    “L’albero della Vita..”
    E cadono le case
    Come brandelli
    A picco nel mare.
    O beata illusione
    Galleggia “la Casa”!
    Fatta di pietre antiche
    E l’attimo del tuo Soffio Vitale
    Vola dal tetto
    Come gabbiani.
    E vola nella nostalgia..
    Una Chimera
    Che respira il profumo
    della tua Essenza Madre
    Immutata nel tempo
    (Rubata al Signore..)
    Per ricordarti per Sempre.

    Amore e psiche di una rondine

    Sei partita in piena Estate
    Rondine ribelle
    Lasciando il nido vuoto.
    Sei partita convinta
    Credendo nei valori della libertà.
    Adesso costa tante monete di Iscariota
    Quel grido rovesciato
    Sul nido pieno di spine:-
    “Vale la tua stessa vita”.
    Adesso quel pianto “che una madre”..
    Ti lascia sul piatto della comunione
    Ti brucia l’Anima.

    L’ombra del veliero

    L’ombra del veliero
    Naviga nel sogno;
    Filtra il vento sotto pannelli
    Di luce
    E caldo il legno
    Trasuda il ritmo della vita.
    Pallida l’anima
    Cancella l’essenza
    E l’oro del destino
    Colora l’unica pagina
    Del tempo
    Sarà stata forse l’ombra del veliero?

    Heraclea disegno biblico

    Siamo disegno biblico
    Davanti a queste
    Casette antiche
    Dipinto
    Di una Storia Annunciata
    Nel corso
    Dei nostri anni.
    Siamo universo
    Di anime gemelle,
    Siamo amore tridimensionale
    E uomini discendenti da “Davide”
    Che lasciano cadere
    Le loro illusioni
    Sulle orme del Cristo Risorto.
    Siamo i testimoni
    del terzo millennio
    Nei giorni annunciati e tristi
    Di un tempo Apocalittico.

    Tramonti d’amore

    Ho appeso nella grotta
    Tutte le mie stelle
    Le ho appese come croci
    Ad ogni chiodo
    Ho appeso la mia luna
    Ad uno specchio
    Preda oscura
    Delle mie amare illusioni
    Ho chiesto ai pianeti tutti
    Di togliermi dal petto il loro peso
    Poi ho atteso l’alba
    E il sole era cosi bello
    Come un sogno
    Ho vissuto folgorata in un incanto
    Preda dei caldi tramonti d’amore.

    Sotto le narici “la rosa”

    Sei ..
    Profumo indelebile
    Albero austero
    Del mio mondo…

    Sei soffio di vento, essenza,
    Penna ..disegno di rosa…
    “Non mi appartiene
    Il canto felice del merlo!”

    Quando sarai
    Vaghezze ambite
    Il tuo frammento..
    Mi scompiglierà l’esistenza.

    Sono nati dei fiori o madre mia

    Sono nati dei fiori
    O madre mia
    Nel baule dei miei sogni.

    Hanno scandito
    Il mio tempo
    Respirando emozioni.

    Hanno limato la mia essenza
    Dentro la mia casa;
    Hanno reso possibile
    La mia ascesa al cielo.
    Salendo felice
    Da una sagola pendente
    Venuta dal Paradiso.

    Rami spezzati nel mio cuore sono cieli d’anima

    Tempo .. come veli d’anima
    Rimembro in corpo stanco
    Spezzati i rami
    Hanno sradicato anche Il fusto

    Tempo acerbo di dolore
    Agonizzate da gemme
    Come foglie ingiallite
    da una prematura Primavera

    Veliero d’altre vite
    Nell’opalino vento d’ Universo
    Con Dio!

    perimetro d’amore in Dio

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    Notte di luna piena

    Sola e selvaggia
    Sono come la notte
    Di luna piena

    Sola e incantata
    Sono fuoco frammentato
    In tante stelle

    Cammino sopra il mare
    E non mi spengo

    Perché d’amore
    E’ il firmamento
    Del mio cuore.

    Sulle ali della fantasia

    Un vento impetuoso
    Si impone
    Come sensuale
    E selvaggia procella

    Pare un sogno di donna
    Un angelo sceso
    “Come angelo del focolare”

    Parla in vibrazioni di silenzio
    In note canore
    Al cielo sereno
    Che visita questo mondo
    Che sembra in rovina…

    Nel Cinquecento..

    Occhi sognanti
    Palpitano un messaggio d’amore
    Nel regale piacere di alter vite;
    Vampate di Passione
    Regalano mazzi di fiori

    Pensieri no un gradito
    Stupore ..
    Del Cinquecento
    E’ per voi Signora tenera e profonda
    Del terzo Millennio!

    Miravo il sentiero dall’aspro odore di fiori

    Salivo sul monte Coppola
    Nel silenzioso gioco
    Dagli aspri profumi,
    E declinavo nella cuna
    dell’ Essenza:
    “Essere donna adornata di poesia!”

    Pianterai gli alberi antichi

    Pianterai alberi antichi
    Mio amore gitano
    Sopra la terra umida
    E i fiori del ricordo
    dentro il cuore di tutti i bambini.

    Loro parleranno di me
    Al cielo di brina
    Quando al mattino
    È già stanca la luna.

    Quando moriranno i loro giorni,
    ad un passo che risorge
    il velo mattutino.

    Le mie lusingate parole
    D’amore vivranno in Eterno
    “Quanto a nessuno interessò
    del mio cuore impazzito”…

    Marta e il Sator del Cristo Re

    Tu donna..che il vento
    hai saputo domare gli eventi
    Tu donna ..che hai generato
    Il nostro tempo, ..l’evolversi
    Della nostra terra di Lucania.
    Tu ..Marta che porti
    Dentro lo Spirito
    Il Sator del Cristo Re
    Sei un angelo
    Che ha perso le sue piume.
    Tu donna ..che hai respirato
    Dentro ai nostri boschi
    Il tuo Essere farfalla nel mistero,
    Non morire bruco
    Ma farfalla di questo Evento ..
    ”Luci su Isabella 2008”.

    Valsinni 304\2008- Giusi Pontillo

    Libera nel sonno ho liberato le farfalle

    Libera nel sonno
    Ho liberato le farfalle
    Un gioco di lune
    Nel rosso tramonto
    Contemplava la Creazione
    E al mare calmo
    Allo sguardo attento dell’amore
    sedevano calme le mie radici in fiore.

    Lettera a Diego Sandoval

    Sei stato il mio giunco
    Cresciuto sulla riva del Sinni
    Il fuoco consumato
    Su questi ibridi sassi
    Quando estasi celestiali
    Ci portavano a Dio
    Se d’amore “parlavi”
    Io Isabella ..
    forte gridavo

    Il mio fuoco
    A questo antico firmamento.

    L’Angelo Isabella

    Soffusa e solare
    Questa culla di fiori
    Mi accompagna
    E sono un angelo
    Di Dio che libera
    Vaga dentro
    Le mura del castello.
    E sono sogno di stelle
    che ha fermato
    questo firmamento
    al tempo infinito.

    La pietra miliare del cinquecento

    Non fu il mio canto
    La pietra miliare di fuoco
    Del mio tempo
    Ma la nenia tempesta
    D’amore…
    I fiumi impetuosi
    Del mio grido
    Alle vergini cascate
    Sbattute da onde sinergiche
    Di solitudine antica
    Io Isabella ..
    Ho cosparso nel tempo
    Le mie lacrime adamantine
    Al Sinni purificato
    Da diamanti.

    Isabella Morra luce rossa del Rinascimento

    Quale umano canto
    Si ode come risacca sul mare
    Dalle taglienti parole sorgive

    Quale pianto si ode
    Come scudo di lame
    Dello sconforto amore

    Quale pensiero non serve
    A gridare nell’universo..
    Quest’ Infinita parodia.

    Isabella la sposa del Signore..

    Ancora si ode la nera procella
    Tra alberi festosi
    La pura tempesta della tua Primavera.

    Sono i mandorli in fiore
    E le rose sbocciate ;
    La voce sopita dai tanti papaveri in fiore
    La tua anima promessa al Signore.

    Il canto del liuto
    Gli inni nuziali
    Del tuo matrimonio di fede

    Ho quasi paura a respirare
    La tua essenza
    Dolce Isabella dai versi più puri.

    Giusi

    Il viaggio di Benedetto Croce

    Ti ho conosciuta Isabella..
    Trascinata dall’eco
    Della tua crudele fortuna

    Spolverando da ossimori
    la tua Storia
    Tu leggiadra creatura
    Hai inciso la tua pietra miliare
    Alle donne del tempo.

    Il tuo canto disperato
    Ha cambiato il corso degli Eventi.

    Il tuo cuore di stelle

    Camminavi sola “Isabella”
    nel forte vento di bufera
    aspettando Eterne Primavere.

    Il tuo cuore di stelle
    aveva una luce speciale
    sul bianco della neve.

    Il tuo Io in frantumi
    aveva rami spezzati
    carichi di magia.

    Il tuo corpo stanco
    restava incanto ..
    “prigioniera” della materia…

    Farfalla

    Farfalla ..
    Avevi le ali
    Quando il sole sorgeva ;
    A sera bruco nella tana a ricordare.

    Farfalla
    Gli ideali consumati
    Sono rinati nel sogno della sera
    Quando lasciavi cadere le stelle
    Sul corso del tempo ;

    Farfalla nell’ Universo falena
    Dlla luna Oscura diventavi

    Farfalla
    Di brillanti colori
    Rtornavi bruco a ricordare
    La iovinezza andata.

    Estasi d’amore

    Soltanto riverberi di sogni
    queste mie estasi d’amore,
    quando miravo la tua luce soffusa
    Signore
    dentro aure di nuvole;

    Soltanto Fiumi di lacrime
    la mia “avversa fortuna”
    che il Sinni testimone accoglieva.

    Oggi ..sono secche le mie giare antiche
    dove cascate di cuore sono finite,
    il mio dolore ha cancellato la fonte…
    “sono “Io Isabella “..
    e non ho più bagliori d’amore”!

    Decio Morra

    Non ti importava di me
    Caro fratello
    Sono Isabella ..

    Non ti curavi del mio dolore
    E del nostro sangue
    Che lasciasti scorrere
    Nelle arse tempie lungo il Sinni.

    Ti ho atteso fratello conteso
    Della Francia.

    Oh Decio
    Dove hai lasciato
    Le spoglie di nostro padre?;

    Le mie lasciale al vento
    E alle stelle
    Che sapranno raccontare

    Donne di questo tempo
    Addio caro fratello !…

    Cavaliere di terre conquistate

    Torni sovente cavaliere “Sandoval”
    In artistico gioco di poema
    E parli di te e di lei:
    Come colui che è stato è sarà;

    Al mondo che da gelsomino fiorito
    E’ rinato fiore all’occhiello
    Sui muri antichi della Storia.

    L’edera cresce sui rovi di un antico castello

    L’edera nasce,sui rovi abbandonati
    di un antico castello…

    La salsedine appare
    sulle mura antiche,
    sul mare si infrange l’ onda
    della mia esplosiva emozione

    Sono i cavalieri
    A tessere il mio piacere;
    Le loro forze elementali
    Il mio desiderio .

    Sono i viottoli e la luna
    a parlare di loro nel tempo …
    con la stella cometa come
    meta o modello da seguire.

    Borgo Antico

    In questo borgo antico
    Lacerati dal pianto
    “Incenerivano”
    Nel focolare pargoli affamati.

    Tra nenie e silenzi
    Scendevano al Sinni
    Lavando i panni
    Odorosi di bucaneve
    Le lavandaie

    Quando le nonne ..
    Sgranavano il rosario
    Aspettando
    Il raccolto abbondante di grano

    E a notte fonda donna
    Tu eri l’angelo del focolare!

    Sui monti la neve è caduta

    Nella fitta nebbia
    Odo il richiamo dei miei morti
    Nessun orma ha solcato il sentiero
    Sola su lieve ali d’angelo
    Giunge l’eco della loro voce
    E Anelito ancora
    I giorni di infanzia consumati
    Tra pane azzimo
    E felicità di neve.

    Grazie Signore

    Grazie Signore
    Per essere entrato
    Dentro le mie forme
    In dissolvenza
    Grazie per aver dato luce
    Al mio Io in frantumi
    E di avermi fatta scoprire
    Che il mio tempo
    Non è l’Eternità
    Che un mio “Dio”
    Non è Dio
    E che la notte oscura dell’anima
    Non è il punto finito
    Poggiato sull’atomo dell’atmosfera.
    Che l’Universo è la musicalità delle note
    Accordate dentro le parole
    Che l’abbraccio di un fratello non è
    Il perimetro d’amore che si cancella
    o il bacio di Giuda non capito
    Ma l’intuizione del mio Io fiorito
    Dilatato in bagliori di altre vite .

    Dedica a Marta Bifano

    Lascia il tuo Io fanciullino
    Il tuo seme di madre
    Come anima
    Nella nostra terra di Lucania.
    E al tuo essere donna
    Un raggio di sole
    Nella valle del Sinni;
    Al tuo gentile silenzio l’ombra
    D’Amore per l’Universo
    Perché esser donna
    E non matrigna..
    Sia la tua prua
    E non la pira ,
    Perché la tua fortezza..
    Approdi nel porto sicuro
    nel bosco silente di Valsinni”.

    Giusi Pontillo

    Omaggio a Isabella Morra

    Copyright  2008 Seneca Edizioni.

    Design copertina  2008 Onix Informatica – http://www.onix.it

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    ISBN: 88-XXXXX-XX-X

    Collana

    Stampato in Italia

    http://www.senecaedizioni.com

    NOTE DELL’EDITORE

    Il presente romanzo è opera di pura fantasia.

    Ogni riferimento a nomi di persona, luoghi, avvenimenti, indirizzi e-mail, siti web, numeri telefonici, fatti storici, siano essi realmente esistiti od esistenti, è da considerarsi puramente casuale.

    RINGRAZIAMENTI DELL’AUTORE

    Scrivere qui i ringraziamenti.

    Scrivere la dedica al libro

    Ogni autore può scegliere la propria impaginazione. Si ri-chiede, quando possibile, di non utilizzare il tasto “Invio” a vuoto per separare le pagine, ma il più corretto “forza fine pa-gina” ottenibile premendo CTRL ed Invio.
    Ogni nuovo capitolo, inoltre, dovrebbe iniziare con una nuova sezione, per poter gestire facilmente differenti intesta-zioni/piè di pagina.

    I margini e l’impostazione generale delle pagine, invece, so-no tassativamente da non modificare, pena possibili problemi di stampa.

    Si consiglia di utilizzare il font Garamond con dimensione “12”, che offre un’ottima leggibilità garantendo, al contempo, l’eleganza del documento creato.

    In particolare, è stato creato lo stile “StandardLibro” che ri-porta font ed interlinea a valori ottimali; si consiglia quindi di evidenziare tutto il testo ed applicare lo stile citato.

    Si ricorda di inserire i testi nei “Ringraziamenti dell’Autore” e nella dedica al libro.

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    Seneca Edizioni Questo volume, sprovvisto del talloncino a fronte, è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE GRATUITO, fuori commercio (vendita e altri atti di disposizione vietati: art. 17, c.2, l. 433/1941). Esente da IVA (DPR 26/10/1972 n. 633, art. 2, lett. d). Esente da bolla di accompagnamento (DPR 6/10/1978, n. 627, art. 4, n. 6). Finito di stampare nel mese di nomemese 2006 presso la Legatoria nomestampato-re – Via indirizzo – NomeCitta – PR

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