Giornata mondiale poesia, la Carovana irrompe al Chiostro
Non si sa da dove arrivino, i poeti della “Carovana dei versi”. Quando è nata, sei anni fa, la parola d’ordine era “Invadere la quotidianità di poesia”, uno slogan che ha ancora il suo valore. In questi giorni i poeti di questa Carovana organizzata da abrigliasciolta si sono spostati prima per l’Italia, e poi per la città di Varese. I poeti incontrano la gente comune, nei luoghi di ogni giorno, propongono loro versi, provocazioni, performance, e poi si spostano, nomadi, altrove. In un altrove che, alla fine, è il luogo proprio della poesia.
La Carovana è passata dal Liceo Linguistico Manzoni, è entrata nella Casa Circondariale, ha fatto irruzione tra il pubblico della Biblioteca Civica, ha accompagnato l’ingresso a teatro e si è conclusa, ieri sera, in alcuni locali come La Vineria di Via Ravasi e La Castellanza di Via Sant’Imerio. Questa mattina di nuovo fuori, in strada, a proporre versi tra commercianti e clienti al mercato di Varese.
Tutto questo conoscerà la sua conclusione domani pomeriggio, a partire dalle ore 16.30, al Chiostro di Voltorre (Gavirate), dove i poeti daranno vita a performance e letture in concomitanza con la Giornata mondiale della Poesia proclamata dall’Unesco. Un intero pomeriggio per presentare il testo dell’edizione 2010 di questa Carovana, un aureo librett0 pubblicato da abrigliasciolta con una ventina di testi. Qui l’eleganza della cura tipografica non è però fine a se stessa. Qui ci sono testi che gridano l’indignazione civile come “Alla memoria delle vittime di Piazza Fontana” di Metello Faganelli, ma anche versi che fanno memoria: è il caso della poesia “Cara Alda” di Velvet Afri. Un piccolo omaggio ad Alda Merini, cittadina onoraria di Varese dimenticata.





[...] Giornata mondiale poesia, la Carovana irrompe al Chiostro Un momento della Carovana Non si sa da dove arrivino, i poeti della “Carovana dei versi”. Quando è nata, sei anni fa, la parola d’ordine era “Invadere la quotidianità di poesia”, uno slogan che ha ancora il suo valore. blog: Varese Report | leggi l'articolo [...]
Il mughetto e il codice della lunga vita
Nel mio mazzo di Sposa
Il mughetto è scomparso
E la mimosa trionfante
Ha bruciato le essenze
E il codice della lunga vita;
Povero Sposo
Si è dimenticato
Della fede nuziale!
Ora ramingo
Cerca la Sposa.
Peccato che non si è accorto
Del tetto rovinato
Della sua casa!
Ora ..dormono accovacciati
I suoi spermatozoi in fiore.
Il mughetto rovinato
Il “mughetto rovinato”
Resiste sulle Alpi
Aspetta la Primavera inoltrata
Per arrivare in Paradiso,
E’ un mughetto che resiste
Aspetta la Primavera
Che ritorna insieme
A tanta felicità
Aspetta l’usignolo
Che canta i nuovi amori
E ‘tranquillo
E si circonda di alberi secolari
Cerca l’ombra per fiorire
Insieme a tanta serenità.
Il gelsomino piatto
Ogni Primavera
Gelsomino piatto
Crescevi
Lungo il viale
Della mia “vecchia casa”.
Atavico il tuo profumo
Ancestrale stringevo
Al mio petto
Di Sposa delusa.
E il pianto amaro
Nei tuoi cespugli accoglievi.
Cosa rimane
Delle mie radici in fiore?
Il tuo profumo inebriante
E vero ..,
Ora chiuderò la porta
Della mia vecchia casa:-
“Partirò senza una meta”.
Tornerò soltanto a Primavera
Per raccogliere sempre
Il tuo profumo ancestrale.
L’albero fecondo
L’albero fecondo
Ha modificato le radici
E le emozioni
Diventano nodi intercapedini
Dell’esistere.
L’albero nudo
Aspetta la Primavera
E l’infanzia tace nel nido
Di graziose gallinelle.
Sempre presente
Nel volume dei ricordi
Mi sorride
L’albero maestro
E l’infinito e sfumato prisma di
Passato Presente e Futuro.
E’ stato l’albero fecondo
Di una formula metrica
Matematica a far trionfare
L’Amore Universale!
L’Eternità
Si sciolgono i colori
Della mente
E limpidi come ruscelli
Cascano i “raggi del sole”
Dell’Archetipo-
Piano, piano
Tornano i pensieri
Del cuore
Come pezzi d’argento
A conquistare
L’armonia feconda
Dell’Essere..
E libera la “donna”
Si allontana.
L ungo il sentiero
Immobile la serpe
Si accovaccia
E la notte rimbomba
Come tamburo battente
Di un Capolinea..
Si accendono
I colori consumati
Di una “lacrima”
E su di essa
Brilla solitaria l’Eternità.
Il giunco fiorito
Il giunco fiorito
E’ comparso
Sull’arida collina
Vicino al camposanto
Dove i giorni..
Non hanno mai smesso
Di esistere;
Il giunco della giovinezza
lussureggiante
Pullula nell’anima
Come dolce poesia
Mentre l’Essere
Ubriaco..
È umiliato
Sotto la verga
Dell’uomo.
Il giunco ora mormora
E tace per non perdere
La Consapevolezza
Del suo Essere.
Quel bocciolo di rosa…
Quel bocciolo di rosa
Sudava di brina
Era ombre dentro
Il porto inquinato.
Quel bocciolo avvizzito
Restava ingabbiato
Nel fumo delle ciminiere..
E lontana come una vaporiera
Tornava al passato.
Quel bocciolo stanco
Restava immobile:-
Nelle gelide acque
Bloccava il dolore
Della nostalgia:-
“Erano solamente i ricordi
Che tornavano invadenti
Nel porto di Taranto.”
Ho gettato il mio cuore in mare…
Ho gettato il mio cuore in mare
E le onde hanno lievitato
Il tramonto del sole
Ho gettato i remi
Della mia barca
E la vita ha cercato
Un porto sicuro
Era bello quel rosso e quel viola
Sapeva di passione e di giovinezza
Ho cancellato gli anni e gli attimi..
E la gioia dentro il mio destino
Ha ripreso a nuotare
“Ero viva ero salva”…
Anniversario
Scompaiono le tue forme Madre
E nel contemplare il mare
Ritorna la tua Essenza
Che luminosa riposa
Al cospetto di Dio.
Scompare il mio Io fanciullo
Che cerca fra gli alberi
“L’albero della Vita..”
E cadono le case
Come brandelli
A picco nel mare.
O beata illusione
Galleggia “la Casa”!
Fatta di pietre antiche
E l’attimo del tuo Soffio Vitale
Vola dal tetto
Come gabbiani.
E vola nella nostalgia..
Una Chimera
Che respira il profumo
della tua Essenza Madre
Immutata nel tempo
(Rubata al Signore..)
Per ricordarti per Sempre.
Amore e psiche di una rondine
Sei partita in piena Estate
Rondine ribelle
Lasciando il nido vuoto.
Sei partita convinta
Credendo nei valori della libertà.
Adesso costa tante monete di Iscariota
Quel grido rovesciato
Sul nido pieno di spine:-
“Vale la tua stessa vita”.
Adesso quel pianto “che una madre”..
Ti lascia sul piatto della comunione
Ti brucia l’Anima.
L’ombra del veliero
L’ombra del veliero
Naviga nel sogno;
Filtra il vento sotto pannelli
Di luce
E caldo il legno
Trasuda il ritmo della vita.
Pallida l’anima
Cancella l’essenza
E l’oro del destino
Colora l’unica pagina
Del tempo
Sarà stata forse l’ombra del veliero?
Heraclea disegno biblico
Siamo disegno biblico
Davanti a queste
Casette antiche
Dipinto
Di una Storia Annunciata
Nel corso
Dei nostri anni.
Siamo universo
Di anime gemelle,
Siamo amore tridimensionale
E uomini discendenti da “Davide”
Che lasciano cadere
Le loro illusioni
Sulle orme del Cristo Risorto.
Siamo i testimoni
del terzo millennio
Nei giorni annunciati e tristi
Di un tempo Apocalittico.
Tramonti d’amore
Ho appeso nella grotta
Tutte le mie stelle
Le ho appese come croci
Ad ogni chiodo
Ho appeso la mia luna
Ad uno specchio
Preda oscura
Delle mie amare illusioni
Ho chiesto ai pianeti tutti
Di togliermi dal petto il loro peso
Poi ho atteso l’alba
E il sole era cosi bello
Come un sogno
Ho vissuto folgorata in un incanto
Preda dei caldi tramonti d’amore.
Sotto le narici “la rosa”
Sei ..
Profumo indelebile
Albero austero
Del mio mondo…
Sei soffio di vento, essenza,
Penna ..disegno di rosa…
“Non mi appartiene
Il canto felice del merlo!”
Quando sarai
Vaghezze ambite
Il tuo frammento..
Mi scompiglierà l’esistenza.
Sono nati dei fiori o madre mia
Sono nati dei fiori
O madre mia
Nel baule dei miei sogni.
Hanno scandito
Il mio tempo
Respirando emozioni.
Hanno limato la mia essenza
Dentro la mia casa;
Hanno reso possibile
La mia ascesa al cielo.
Salendo felice
Da una sagola pendente
Venuta dal Paradiso.
Rami spezzati nel mio cuore sono cieli d’anima
Tempo .. come veli d’anima
Rimembro in corpo stanco
Spezzati i rami
Hanno sradicato anche Il fusto
Tempo acerbo di dolore
Agonizzate da gemme
Come foglie ingiallite
da una prematura Primavera
Veliero d’altre vite
Nell’opalino vento d’ Universo
Con Dio!
perimetro d’amore in Dio
Notte di luna piena
Sola e selvaggia
Sono come la notte
Di luna piena
Sola e incantata
Sono fuoco frammentato
In tante stelle
Cammino sopra il mare
E non mi spengo
Perché d’amore
E’ il firmamento
Del mio cuore.
Sulle ali della fantasia
Un vento impetuoso
Si impone
Come sensuale
E selvaggia procella
Pare un sogno di donna
Un angelo sceso
“Come angelo del focolare”
Parla in vibrazioni di silenzio
In note canore
Al cielo sereno
Che visita questo mondo
Che sembra in rovina…
Nel Cinquecento..
Occhi sognanti
Palpitano un messaggio d’amore
Nel regale piacere di alter vite;
Vampate di Passione
Regalano mazzi di fiori
Pensieri no un gradito
Stupore ..
Del Cinquecento
E’ per voi Signora tenera e profonda
Del terzo Millennio!
Miravo il sentiero dall’aspro odore di fiori
Salivo sul monte Coppola
Nel silenzioso gioco
Dagli aspri profumi,
E declinavo nella cuna
dell’ Essenza:
“Essere donna adornata di poesia!”
Pianterai gli alberi antichi
Pianterai alberi antichi
Mio amore gitano
Sopra la terra umida
E i fiori del ricordo
dentro il cuore di tutti i bambini.
Loro parleranno di me
Al cielo di brina
Quando al mattino
È già stanca la luna.
Quando moriranno i loro giorni,
ad un passo che risorge
il velo mattutino.
Le mie lusingate parole
D’amore vivranno in Eterno
“Quanto a nessuno interessò
del mio cuore impazzito”…
Marta e il Sator del Cristo Re
Tu donna..che il vento
hai saputo domare gli eventi
Tu donna ..che hai generato
Il nostro tempo, ..l’evolversi
Della nostra terra di Lucania.
Tu ..Marta che porti
Dentro lo Spirito
Il Sator del Cristo Re
Sei un angelo
Che ha perso le sue piume.
Tu donna ..che hai respirato
Dentro ai nostri boschi
Il tuo Essere farfalla nel mistero,
Non morire bruco
Ma farfalla di questo Evento ..
”Luci su Isabella 2008”.
Valsinni 304\2008- Giusi Pontillo
Libera nel sonno ho liberato le farfalle
Libera nel sonno
Ho liberato le farfalle
Un gioco di lune
Nel rosso tramonto
Contemplava la Creazione
E al mare calmo
Allo sguardo attento dell’amore
sedevano calme le mie radici in fiore.
Lettera a Diego Sandoval
Sei stato il mio giunco
Cresciuto sulla riva del Sinni
Il fuoco consumato
Su questi ibridi sassi
Quando estasi celestiali
Ci portavano a Dio
Se d’amore “parlavi”
Io Isabella ..
forte gridavo
Il mio fuoco
A questo antico firmamento.
L’Angelo Isabella
Soffusa e solare
Questa culla di fiori
Mi accompagna
E sono un angelo
Di Dio che libera
Vaga dentro
Le mura del castello.
E sono sogno di stelle
che ha fermato
questo firmamento
al tempo infinito.
La pietra miliare del cinquecento
Non fu il mio canto
La pietra miliare di fuoco
Del mio tempo
Ma la nenia tempesta
D’amore…
I fiumi impetuosi
Del mio grido
Alle vergini cascate
Sbattute da onde sinergiche
Di solitudine antica
Io Isabella ..
Ho cosparso nel tempo
Le mie lacrime adamantine
Al Sinni purificato
Da diamanti.
Isabella Morra luce rossa del Rinascimento
Quale umano canto
Si ode come risacca sul mare
Dalle taglienti parole sorgive
Quale pianto si ode
Come scudo di lame
Dello sconforto amore
Quale pensiero non serve
A gridare nell’universo..
Quest’ Infinita parodia.
Isabella la sposa del Signore..
Ancora si ode la nera procella
Tra alberi festosi
La pura tempesta della tua Primavera.
Sono i mandorli in fiore
E le rose sbocciate ;
La voce sopita dai tanti papaveri in fiore
La tua anima promessa al Signore.
Il canto del liuto
Gli inni nuziali
Del tuo matrimonio di fede
Ho quasi paura a respirare
La tua essenza
Dolce Isabella dai versi più puri.
Giusi
Il viaggio di Benedetto Croce
Ti ho conosciuta Isabella..
Trascinata dall’eco
Della tua crudele fortuna
Spolverando da ossimori
la tua Storia
Tu leggiadra creatura
Hai inciso la tua pietra miliare
Alle donne del tempo.
Il tuo canto disperato
Ha cambiato il corso degli Eventi.
Il tuo cuore di stelle
Camminavi sola “Isabella”
nel forte vento di bufera
aspettando Eterne Primavere.
Il tuo cuore di stelle
aveva una luce speciale
sul bianco della neve.
Il tuo Io in frantumi
aveva rami spezzati
carichi di magia.
Il tuo corpo stanco
restava incanto ..
“prigioniera” della materia…
Farfalla
Farfalla ..
Avevi le ali
Quando il sole sorgeva ;
A sera bruco nella tana a ricordare.
Farfalla
Gli ideali consumati
Sono rinati nel sogno della sera
Quando lasciavi cadere le stelle
Sul corso del tempo ;
Farfalla nell’ Universo falena
Dlla luna Oscura diventavi
Farfalla
Di brillanti colori
Rtornavi bruco a ricordare
La iovinezza andata.
Estasi d’amore
Soltanto riverberi di sogni
queste mie estasi d’amore,
quando miravo la tua luce soffusa
Signore
dentro aure di nuvole;
Soltanto Fiumi di lacrime
la mia “avversa fortuna”
che il Sinni testimone accoglieva.
Oggi ..sono secche le mie giare antiche
dove cascate di cuore sono finite,
il mio dolore ha cancellato la fonte…
“sono “Io Isabella “..
e non ho più bagliori d’amore”!
Decio Morra
Non ti importava di me
Caro fratello
Sono Isabella ..
Non ti curavi del mio dolore
E del nostro sangue
Che lasciasti scorrere
Nelle arse tempie lungo il Sinni.
Ti ho atteso fratello conteso
Della Francia.
Oh Decio
Dove hai lasciato
Le spoglie di nostro padre?;
Le mie lasciale al vento
E alle stelle
Che sapranno raccontare
Donne di questo tempo
Addio caro fratello !…
Cavaliere di terre conquistate
Torni sovente cavaliere “Sandoval”
In artistico gioco di poema
E parli di te e di lei:
Come colui che è stato è sarà;
Al mondo che da gelsomino fiorito
E’ rinato fiore all’occhiello
Sui muri antichi della Storia.
L’edera cresce sui rovi di un antico castello
L’edera nasce,sui rovi abbandonati
di un antico castello…
La salsedine appare
sulle mura antiche,
sul mare si infrange l’ onda
della mia esplosiva emozione
Sono i cavalieri
A tessere il mio piacere;
Le loro forze elementali
Il mio desiderio .
Sono i viottoli e la luna
a parlare di loro nel tempo …
con la stella cometa come
meta o modello da seguire.
Borgo Antico
In questo borgo antico
Lacerati dal pianto
“Incenerivano”
Nel focolare pargoli affamati.
Tra nenie e silenzi
Scendevano al Sinni
Lavando i panni
Odorosi di bucaneve
Le lavandaie
Quando le nonne ..
Sgranavano il rosario
Aspettando
Il raccolto abbondante di grano
E a notte fonda donna
Tu eri l’angelo del focolare!
Sui monti la neve è caduta
Nella fitta nebbia
Odo il richiamo dei miei morti
Nessun orma ha solcato il sentiero
Sola su lieve ali d’angelo
Giunge l’eco della loro voce
E Anelito ancora
I giorni di infanzia consumati
Tra pane azzimo
E felicità di neve.
Grazie Signore
Grazie Signore
Per essere entrato
Dentro le mie forme
In dissolvenza
Grazie per aver dato luce
Al mio Io in frantumi
E di avermi fatta scoprire
Che il mio tempo
Non è l’Eternità
Che un mio “Dio”
Non è Dio
E che la notte oscura dell’anima
Non è il punto finito
Poggiato sull’atomo dell’atmosfera.
Che l’Universo è la musicalità delle note
Accordate dentro le parole
Che l’abbraccio di un fratello non è
Il perimetro d’amore che si cancella
o il bacio di Giuda non capito
Ma l’intuizione del mio Io fiorito
Dilatato in bagliori di altre vite .
Dedica a Marta Bifano
Lascia il tuo Io fanciullino
Il tuo seme di madre
Come anima
Nella nostra terra di Lucania.
E al tuo essere donna
Un raggio di sole
Nella valle del Sinni;
Al tuo gentile silenzio l’ombra
D’Amore per l’Universo
Perché esser donna
E non matrigna..
Sia la tua prua
E non la pira ,
Perché la tua fortezza..
Approdi nel porto sicuro
nel bosco silente di Valsinni”.
Giusi Pontillo
Omaggio a Isabella Morra
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