Gallarate

Il Modì del Maga, un artista lontano dai cliché

Uno squarcio della mostra

“Modigliani è un artista tanto conosciuto quanto sconosciuto di cui, soprattutto in Italia, si ha un’immagine stereotipata, quella di uno sradicato dedito all’alcool. Un cliché di genio e sregolatezza. Invece, soprattutto in seguito a studi recenti, si dovrebbe parlare solo di integrità e di assolutezza”.

Parole forti quelle pronunciate da Beatrice Buscaroli, tra le curatrici della retrospettiva che a 90 anni dalla morte celebra l’artista con questa mostra dal titolo “Il mistico profano. Omaggio a Modigliani” al Museo Arte Gallarate. Una cinquantina di opere, tutte “autografe ed originali”, assicura Cinzia Chiari, coordinatrice dell’evento, che abbracciano pittura e disegno in un connubio equilibrato e di piacevole impatto visivo. Un percorso che si contraddistingue, sia nella scelta delle opere, sia nel suo allestimento, per il carattere fortemente narrativo ed evocativo.

Dalla giovanile “Stradina toscana” del 1898, che rimanda all’incontro di un giovane Modigliani con il maestro Fattori, si ripercorrono i soggetti privilegiati dall’artista: a ritratti di amici, amanti e conoscenti – da Moise Kisling a Paul Guillaume, dall’amate Jean Alexandre al poeta-mercante d’arte Leopold Zbororowski, si affiancano nudi e cariatidi. Opere che ci raccontano la vita di un giovane artista ebreo emigrato in Francia, che veramente sapeva cogliere la verità delle persone che si cela dietro a occhi socchiusi o apparentemente vuoti e che visse i suoi 36 anni in perenne bilico tra la calma e l’ossessione, tra il buio e la luce. Opere di qualità, alcune note (quelle milanesi), altre di pregio e valore vista anche la provenienza, come le tre della collezione dell’Israel Museum di Gesuralemme. Disegni ben conservati, taluni presentati in belle cornici dell’epoca.

Due gli elementi che rendono decisamente di buona qualità la mostra: il primo è la sorpresa di passare da un ambiente giustamente poco illuminato per motivi conservativi ad una sala di grande luminosità in cui una trentina di fotografie sono state riprodotte su tele di grandi dimensioni incassate all’interno di una struttura bianca retroilluminata. Un luogo ideato da Maurizio Sabatini in cui il fruitore incontra veramente Modigliani accomodandosi all’interno di un salottino dotato di poltroncine e pouf e si trova faccia a faccia con gigantografie dell’artista, luoghi e persone a lui care, pittori del periodo, quali ad esempio Picasso.

La seconda nota positiva è il ricchissimo apparato documentario originale: fotografie, epistolari, scritti autografi dell’artista e qualche chicca sicuramente apprezzata da intenditori e appassionati d’arte: quadri esposti “double-face” così da permettere l’analisi del telaio e dell’etichette relative alle svariate esposizioni del quadro, fotografie a raggi X che svelano ripensamenti e rifacimenti in corso d’opera, lastre emulsionate risalenti al 1909.

Un allestimento ricco, corredato inoltre da due postazioni video con la regia di Alessandro Turci, che si snoda su due piani in un percorso agile e leggero, che andrebbe forse solo maggiormente segnalato. A corredo della mostra un bel catalogo, edito da Electa che va ad aggiungersi al fornitissimo materiale bibliografico in vendita al bookshop.

19 marzo 2010 Chiara Palumbo redazione@varesereport.it
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