Canton Ticino

“L’età delle parole è finita”. Antonia Pozzi a Chiasso

Il film della Spada

Una voce poetica raffinata, ma che si è spenta troppo presto, quella di Antonia Pozzi. Una vera naufraga della poesia italiana, morta suicida a 26 anni, dopo avere scritto versi che oggi sono al centro di una riscoperta grazie a convegni, saggi (tra gli ultimi quello del filosofo Fulvio Papi) e convegni.

Una vicenda biografica travagliata, quella della poetessa milanese: ebbe una relazione con il suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, che fu interrotta dalla famiglia e le procurò una  depressione che contribuirà a condurla al suicidio.

Nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell’Università statale di Milano, frequentando coetanei quali Vittorio Sereni, suo amico fraterno, Enzo Paci, Luciano Anceschi, Remo Cantoni, del quale sembra si innamorasse non ricambiata, le lezioni del germanista Vincenzo Errante e del docente di estetica Antonio Banfi, forse il più aperto e moderno docente universitario italiano del tempo, col quale si laurea nel 1935 discutendo una tesi su Gustave Flaubert.

Con una ragazza che frequentava il gruppo del professor Banfi, ebbe un reciproco turbamento sensuale. In una lettera a Sereni scrisse: «Mi ha perfino detto che quando mi vede le viene una gran voglia di baciarmi”. Antonia in seguito le dice di essere innamorata di lei.

Il suo luogo prediletto è la villa di famiglia, a Pasturo, ai piedi delle Grigne, dove è la sua biblioteca e dove studia, e dove ha poi trovato sepoltura.

La figura della Pozzi è stata evocata nel cine-documentario della regista milanese Marina Spada “Poesia che mi guardi”, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2009 (www.youtube.com/watch?v=9ilaVkm0R5g). Questa sera la pellicola, alle ore 20.30, con la regista presente in sala, e nell’ambito della rassegna del cinema al femminile “L’altra lei”, sarà proposto al cinema teatro di Chiasso. Ecco la trama: una regista, Maria, è affascinata da questa figura di poetessa, e cerca di ripercorrerne l’itinerario. In questa sua ricerca incontra gli H5N1, sigla dell’influenza aviaria, utilizzata da un gruppo che nasce nell’ottobre 2005, anonimo, per diffondere la poesia sui muri di Pavia. L’idea nasce da un articolo letto per caso sull’iniziativa promossa da Asl 10, Istituto Statale d’Arte di Firenze e Gabinetto Viesseux di trasformare l’Ospedale Santa Maria Annunziata in un ospedale poetico, introducendo la poesia in alcuni reparti di degenza.

16 marzo 2010
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