Arte

Un poeta visita la mostra di Luigi Stoisa a Milano

Un'opera di Stoisa in mostra

I miei lavori sono fragili, sono precari e pericolosi, ad è quello che voglio.

La materia che uso è debole: è la sintesi degli elementi, il valore di un’opera

non è proporzionale al valore dei materiali che la compongono, ma bensì

al pensiero che la causa. (L. Stoisa)

Opere che cominciano a finire nascendo. C’è un pudore. Non c’è l’idolatria del materiale, ma rimando incolmabile nel mantenere la diacronia con l’assoluto.Un’iniezione del rappresentabile che scompagina. Sorgente colta e afferrata che si dona prima del suo assoggettamento alle forme e ai significati.Uno stupore fermentato nell’indocilità amorevole verso l’arte povera torinese senza abbandonare l’istanza suprema del disegno nel mito dell’arte.E, i suoi pensieri, sottile testimonianza, inseparabile nell’istanza viva del suo fare, mi catturano.

L’opera che subito ti attrae è pericolosa perché ha vita corta. L’opera più difficile ti apparterrà  sempre nel tempo. Io amo le opere che si rinnovano. (L. Stoisa)

mi commuove, mi intriga .. .. entrando .. su parete tappezzata tela oro fiorata argento un estatico omaggio a Malevic un quadro nero su nero imponente e fragile nel variare della materia nel tempo .. proseguendo …. un volto amato di Narciso dalla storia dell’arte dipinto ad olio nel buio pesto del catrame in un barile incrostato dal tempo .. una lamiera inox un poco ondulata ferisce esalta con la sua fredda luce l’opaco vasellame smaltato catrame e latte .. avanti .. il parquet spiaggia di un mare di onde di carta abrasiva blu con due solitarie barchette di carta piegata bianca .. continuando .. pile rettangolari di carta bianca sul parquet come torte squadrate senza una fetta o due e in quel vuoto in vetro legno cera miele forme forse memoria di sculture di Medardo Rosso vivono .. avanti avanti ancora .. coni guglie di carta smerigliata a fasce di colori differenti come campanili o minareti svettano e alla loro base su foglio bianco dispersi raccolti sfrigolii colorati .. poi adagiare lo sguardo piegare leggermente le gambe .. su un pavimento lussureggiante di settecentesco artigianato sotto una lastra di plexiglas sono raccolti esposti protetti i disegni di progettazione della mostra .. (disegni che ritmati da brevi frasi di critici che nel corso del tempo hanno accompagnato il lavoro di

Stoisa compongono il catalogo con rigorosa copertina cartonata nera con scritta rosso caldo ..) … poi al buio .. un video con sovrapposizione di immagini espone silenziosamente il lavorio dell’artista che con stracci ed acquaragia disvela un glorioso dipinto con corpi dapprima ricoperto di nero poi .. tra nebbie e vapori ..un riaffiorare .. ..e, passatoie di carta abrasiva indicano un percorso guidano accompagnano la sensibilità della scarpapiede del visitatore dalla sala 1 alla sala 2 alla sala 3 alla sala 4 alla sala 5 alla sala 6 alla sala 7 … in Palazzo Litta in Corso Magenta 24 in Milano …sino a 29 marzo 2010. L’opulenza di questo palazzo settecentesco è esaltata e smagrita dai lavori dell’artista torinese nato a Selvaggio nel 1958 e presentato con essenziale raffinata e profonda complicità da Corrado Levi .

Tutto il suo operato volge verso una poetica legata al mutamento dei colori e della materia che inesorabilmente modificano forme e immagini. (in catalogo a coda della nota biografica ..).Un rendere l’esistente ancora meno buio e impenetrabile.

Volevo dirti di un pensiero

profondo come il nero della notte,

di un segno rapido come il fulmine

e di una pittura brillante come il sole.

E’ tutto mutevole come una nuvola. (L. Stoisa)

15 marzo 2010 Sandro Sardella redazione@varesereport.it
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