Cultura

Lupacchini, magistrato-giallista tra i misteri d’Italia

Il magistrato-scrittore Otello Lupacchini

Un lungo viaggio nei misteri e nelle trame che hanno accompagnato la storia del nostro Paese. E’ quello realizzato da Otello Lupacchini, magistrato con molte inchieste scottanti alle spalle, ma soprattutto scrittore, autore del giallo “Malagente” (edito da Cairo), oggi protagonista dell’incontro di “Sabatogiallo”, l’iniziativa organizzata dall’associazione “Il Vellone”, al Teatrino Santuccio di Varese. Un incontro condotto dal giornalista Gianni Spartà e accompagnato dalle canzoni di Matteo Violini.

Un personaggio “pesante”, di quelli che contano, Lupacchini, al momento giudice per le indagini preliminari al Tribunale di Roma, ma anche componente della Commissione per l’applicazione delle speciali misure di protezione ai testimoni ed ai collaboratori di giustizia. Tra le inchieste di cui si è occupato Lupacchini, gli omicidi del PM Mario Amato, del banchiere Roberto Calvi, del generale americano Lemmon Hunt, del professor Massimo D’Antona, nonchè della strage di Bologna e della strage di via Prati di Papa.

Un magistrato all’antica, che svolge senza clamori il suo lavoro, che si ritiene, come lui dice con una punta  d’ironia, “inattuale”, un modo elegante per ribadire che lui, con certo protagonismo mediatico di alcuni magistrati (quelli che nelle interviste si autodefiniscono, dice il magistrato-scrittore, “superlativi”), non vuole avere nulla a che fare. Non manca però di lanciare qualche battuta di garbata polemica nei confronti di qualche collega magistrato-scrittore come lui. “Chi ha scritto la sentenza sulla Banda della Magliana (cioè Lupacchini stesso, ndr.), è stato proprio bravo dal punto di vista della qualità letteraria, ed è chiaro che è De Cataldo (autore di “Romanzo crimninale”, ndr.) che si rifà a me, e non io a lui. Perchè se si legge la sentenza,. sembra di leggere le pagine di De Cataldo”.

Però, sulla giustizia e sull’Italia di oggi, Lupacchini ha le idee molto chiare. “Il mio romanzo ‘Malagente’ si svolge al Nord perchè il Nord è colonizzato da organizzazioni criminali, e gli scioglimenti di certi consigli comunali non è altro che l’emersione di questa occupazione criminale, sempre che non intervengano nani e ballerine per impedirlo”. Un grande disegno criminale che ha modificato la pianta dei soggetti malavitosi. “Come in ogni guerra che si rispetti, anche in questa le organizzazioni criminali locali si sono adattate al modello vincente, quello della mafia”. Una sottolineatura che vale a tutte le latitudini, dalla Mafia del Brenta alla Banda della Magliana. “Quest’ultima l’ho sempre considerata una costola di Cosa Nostra, mentre altri l’hanno considerata un’organizzazione di quartiere. Oggi comunque esiste troppa Banda della Magliana, che ha finito per essere un’etichetta dietro la quale si mette di tutto”.

Non sono mancate al Santuccio alcune riflessioni relative alla magistratura e al suo ruolo nell’Italia di oggi. Lupacchini è stato critico sul peso assunto dalla magistratura penale e provocatoriamente ha parlato di eliminare il diritto penale.

Infine, una battuta sul caso del rapimento di Emanuela Orlandi. “Viviamo nel paese delle rateizzazioni, qui tutto si paga a rate. Anche la ricerca della verità relativa ai vari misteri d’Italia si fa a rate”.

13 marzo 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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