Cinema

Arriva la regista Francesca Comencini. Una di noi

La regista Francesca Comencini

Domani 13 marzo arriva a Varese la regista Francesca Comencini, figlia di Luigi, uno dei grandi maestri del cinema italiano, e sorella di Cristina, regista e brava scrittrice. Francesca, nell’ambito di Cinefesta, incontrerà il pubblico, all’ex Rivoli, alle ore 15.15. Un incontro che avverrà dopo che, questa sera, venerdì 12 marzo, sarà proiettato a Filmstudio ’90 il film “A casa nostra”, un film del 2006 con Zingaretti, la Golino, Argenteri e la Piatti.

E’ un’occasione unica, quella offerta da Amici di Piero Chiara e Cortisonici, per conoscere una autrice e una regista tra le più interessanti del cinema italiano. Ma cosa sappiamo di Francesca? La regista ha praticamente autoprodotto i due film precedenti a quello proposto a Varese: “Mi piace lavorare (Mobbing)”, con una stressata Nicoletta Braschi, stritolata nei meccanismi aziendali, e il documentario “Carlo Giuliani, ragazzo”, dedicato alla morte del ragazzo avvenuta in quella “macelleria messicana” (parole di D’Alema) che fu il G8 di Genova. Da non dimenticare, poi, il bellissimo documentario “In fabbrica”, quello che tanto fece infuriare la Cisl.

Poi arriva questo “A casa nostra”. Una pellicola che, a detta degli organizzatori, ha scelto la stessa Comencini, preferendola all’ultimo “Lo spazio bianco”, assai più bello (a nostro parere, anche per una Margherita Buy in stato di grazia). E’ un film molto più politico (vede anche la consulenza di Gianni Barbacetto), questo proiettato a Varese, che fotografa un’Italia arrogante e volgare, impunita e cialtrona, dove tutto si misura sui soldi che si hanno e si danno.

Colonna sonora super-melò, tanto Verdi di Rigoletto e Traviata, ma anche una stupenda Alida Chelli che canta, struggente, “Sinnò me moro” (colonna sonora di “Un maledetto imbroglio” di Germi), per parlare dell’Italia che ha già subito le brutali trasformazioni antropologiche paventate da Pasolini, in cui i faccendieri spopolano, tutto è merce, la corruzione non è l’eccezione ma la regola, gli immigrati (le immigrate) sono carne da macello, i politici solleticano le paure e l’insicurezza della gente per fare il pieno di voti. E’ questa la Milano ritratta da Francesca, una città livida e servile, post-moderna e violenta, una città in cui la deriva verso l’inciviltà è partita.

Francesca si indigna e gira il suo film. E noi la riconosciamo simile a noi. Nostra compagna nella cattiva sorte, nostra sorella.

12 marzo 2010
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