Cinema

Senza apologia. La Cuba di Montaldo a Varese

Il regista Giuliano Montaldo

Cuba è stata un sogno, il sogno di intere generazioni. Il piccolo Davide che si arrogava il diritto di alzare la schiena di fronte al terrificante Golia. Una rivoluzione dura, quella cubana, che però prese il volto gentile del Che. Un evento che proponeva una società diversa, pagata con una  ma che poi errori, tragici errori, sul fronte dei diritti umani, hanno offuscato nel corso degli anni. Così una polarizzazione cieca, una divaricazione paranoica hanno bloccato ogni giudizio equilibrato.

E’ dunque certamente interessante conoscere il punto di vista di un regista come Giuliano Montaldo, che giovedì 11 marzo, alle ore 20.30, sarà presso la Sala Urano del Miv, invitato dall’associazione culturale Free Zone. L’incontro, condotto dal critico cinematografico e direttore della rassegna “Documentari in corso”, Maurizio Fantoni Mannella, sarà introduttivo alla proiezione del film “L’oro di Cuba” (Italia 2009).

Il genovese Giuliano Montaldo è regista di lunga esperienza e di filmografia ricca, benché discontinua in termini di qualità: al bel “Sacco e Vanzetti” e all’intenso “Giordano Bruno”, entrambi con un eccezionale Gian Maria Volontà, si devono affiancare un modesto “Marco Polo” televisivo e un deludente, più recente, “I Demoni di San Pietroburgo”, confusissima trama dagli echi vagamente dostoevskiani. Indimenticabile, oltre ai suoi migliori film, anche il cammeo da attore regalato al “Caimano” di Nanni Moretti.

Ora l’associazione “Free Zone”, molto attiva e raffinata nelle sue scelte, ci propone un Montaldo diverso, documentarista oggettivo. Il suo “L’oro di Cuba” è  forse il più significativo contributo di un autore italiano alla conoscenza della situazione culturale della Cuba di oggi, ed anche l’unico, come nota giustamente Fantoni Minnella, che non “schiacci” la vicenda cubana sull’icona Ernesto Che Guevara. “Lontano comunque – continua il critico – dal duplice stereotipo dell’apologia ad oltranza o della negazione aprioristica  dei valori della rivoluzione cubana e della sua cultura. Ed è proprio la cultura che si fa oggi a Cuba ad interessare maggiormente il regista genovese, che  compie il suo breve viaggio nella creatività cubana e habanera, tenendosi ben distante, per libera scelta, dall’annosa polemica sul dissenso interno, tema che avrebbe giustamente richiesto un contesto e un approccio critico differenti”.

8 marzo 2010
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