Economia

Unione industriali, ripresa con andamento lento

Michele Graglia, presidente Unione industriali di Varese

Nella sua ultima riunione, la Giunta dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese ha esaminato l’andamento dell’attività produttiva nelle imprese del territorio e quello dell’occupazione. Ha preso in considerazione, in particolare, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria di febbraio, confrontandolo con quello di gennaio: si registra una flessione del 30 per cento. A prima vista, si direbbe un risultato molto favorevole, che lascia immaginare una corsa ormai spedita verso la ripresa. Un’indagine condotta però in maniera un po’ più sofisticata porta ad un risultato ben diverso e certamente più verosmile: 15 per cento. La metà.

Dove sta la differenza? Nel primo caso, il raffronto viene fatto mese su mese. Nel secondo, viene considerato il bimestre gennaio-febbraio, a sua volta raffrontato con la media mensile dell’intero anno precedente, cioè il 2009. Il raffronto mensile può risentire di elementi contingenti, primo fra tutti il numero delle commissioni Inps chiamate ad autorizzare le richieste di ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese. E’ sufficiente che una riunione sia convocata gli ultimi giorni di un mese oppure i primi giorni del mese successivo, per sballare i risultati.

Ripresa sì, dunque, ma lenta. Circostanza, questa, che ha trovato conferma non solo nella statistica dell’andamento occupazionale, ma anche nelle testimonianze degli imprenditori della Giunta dell’Unione Industriali. Con una particolarità interessante: c’è tensione sui prezzi delle materie prime. Un sintomo chiaro di ripresa, perchè se i prezzi salgono significa che c’è maggiore domanda. Il fatto è che la domanda viene dai Paesi di nuova industrializzazione: quelli del Far East, dell’America latina, dell’area indocinese. E le materie prime seguono.

Agganciarsi alla ripresa là dove essa si sta manifestando più robusta e più promettente anche in un’ottica di lungo periodo. E’ questo l’orizzonte che le imprese della vecchia Europa hanno davanti a sé. Un compito non facile, ma per nulla estraneo alla tradizione delle aziende della provincia di Varese, da sempre fortemente orientate all’esportazione (39,7% era stato il dato riguardante la propensione all’esportazione varesina nel 2007, cioè prima della crisi economica mondiale iniziata nel settembre 2008).

La voglia di fare non manca, la consapevolezza delle capacità delle imprese neppure. Restano comunque motivi di preoccupazione legati alla criticità del momento. Come ad esempio la ristrettezza del credito. Timori per possibili valutazioni ancor più stringenti da parte delle banche nel momento in cui saranno presentati i bilanci 2009, che evidenzieranno generalmente una riduzione del fatturato. Un fenomeno, questo, che ha peraltro interessato la quasi totalità del tessuto produttivo e che, almeno si spera, non dovrebbe quindi essere considerato come elemento discriminate nella concessione dei fidi.

Un plauso al presidente dell’Unione Industriali Michele Graglia è venuto dai colleghi dei Giunta per la dichiarazione resa giorni prima alla stampa commentando il tema della corruzione e della legalità a seguito degli episodi che avrebbero coinvolto dapprima imprese impegnate nella ricostruzione dell’Abruzzo terremotato e, successivamente, imprese del settore della telefonia. Michele Graglia aveva sostenuto che tali episodi devono essere certamente perseguiti perchè alterano la concorrenza e danneggiano quindi le imprese che operano correttamente. Ma aveva con forza rivendicato l’onestà della stragrande maggioranza degli imprenditori, quelli che operano con onestà, che lavorano con passione e tra mille difficoltà per far vincere le proprie imprese sul mercato e assicurare lavoro ai propri collaboratori anziché pensare di fare guadagni con le speculazioni finanziarie. Quelli che pagano le tasse al pari di tanti altri cittadini e che credono nei valori che stanno alla base del vivere civile.

4 marzo 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi