Varese

Moni Ovadia, cantastorie di un mondo perduto

Moni Ovadia al Santuccio di Varese

Un viaggio in un mondo lontano e irrimediabilmente perduto, lo spettacolo di Moni Ovadia, ieri sera, al Teatrino Santuccio di Varese. Con la sua sorprendente capacità affabulatoria, l’attore bulgaro-milanese si è addentrato, passo passo, tra una storiella e una barzelletta icastica nei confronti deli ebrei, in quel mondo chassidico radioso e strampalato che le armate di Hitler annientarono per sempre.

Lo spettacolo, organizzato dall’associazione “Il Vellone”, ha riempito il Teatrino di un pubblico attento e sensibile ai paradossi vertiginosi, alla saggezza quotidiana, al “corpo a corpo” con l’intolleranza proposti da Moni. “L’ebraismo ha partorito il più importante pensiero rivoluzionario della storia, dato che sostiene l’uguaglianza di tutti e l’assoluto rifiuto dei dogmi”, ha detto l’attore. Un pensiero a sua volta paradossale, considerate le certezze assolute che spesso affiorano nel mondo ebraico di oggi. Ma non è un problema: il chassidismo ha sempre suscitato la diffidenza degli ortodossi.

Un mondo di intensa spiritualità, che però intrattiene con il Santo Benedetto un rapporto intimo e quasi domestico. Il tutto mantenendosi sempre in una condizione fondamentale, vera cifra dell’ebraismo secondo Moni Ovadia: la condizione dell’esule e dello straniero. Una condizione che si apre, però, all’attesa del Messia, un evento “sempre in ritardo”. Non a caso, al termine dello spettacolo, Moni ha evocato la più grande figura di ebreo paradossale e yiddish del secolo scorso: lo scrittore praghese di lingua tedesca Franz Kafka.E di lui ha letto il breve racconto “Il messaggio dell’imperatore”, quello che racconta di un messo che, in mano il messaggio di salvezza che gli ha affidato l’imperatore morente, cammina, cammina, ma non raggiunge mai gli uomini. Una condizione di sospensione e di attesa che rappresenta un vero antidoto nei confronti di ogni totalitarismo.

24 febbraio 2010
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