Cultura

Vittorio Sereni in Sala Veratti. Ma ci si dimentica di Luino

Il poeta Vittorio Sereni

Non è campato in aria ragionare di poeti di area insubrica. Qualcuno preferisce la dizione di poeti “laghisti” (e non leghisti). C’è poi chi “resuscita” addirittura la “Linea lombarda” di antica memoria, una definizione attribuita  erroneamente ad Isella, mentre fu un parto di quel padre nobile della critica letteraria nazionale che fu Luciano Anceschi. Ma discussioni a parte, e al di là delle definizioni, il vero maestro resta sempre e soltanto Vittorio Sereni.

Un vero maestro senza alcun dubbio e senza possibilità di ripensamenti. E proprio alla sua figura è dedicata la mostra che sarà inaugurata a Varese sabato 27 febbraio, alle ore 11, presso la Sala Veratti, dal titolo “Luino e immediati dintorni. Geografie poetiche di Vittorio Sereni” (resterà aperta fino al 21 marzo). Resta poi la curiosità, detto fra parentesi, sul perché si continuino ad inaugurare le mostre alla Sala Veratti al sabato mattina, un’abitudine piuttosto singolare, forse molto varesina, per un vernissage.

Forse perché impegnati a ribadire, ad ogni costo, la nuova gestione targata Varesevive della Sala Veratti, che fa parte dei grigi Civici Musei di Varese, uno dei temi più imbarazzanti sul fronte della cultura a Varese, gli organizzatori della mostra si sono dimenticati del Comune di Luino. Una grave lacuna, considerato il fatto che la mostra nasce proprio dallo sforzo del Comune di Luino di sensibilizzare e dare più visibilità alla  ricca documentazione del Fondo Sereni custodito a Luino, al secondo piano di Villa Hussy. Uno sforzo fatto in collaborazione con l’Università dell’Insubria e, in particolare, con il Centro Internazionale di Ricerca per le Storie locali e le diversità culturali, e con il Comune di Varese

Al vernissage parteciperanno infatti Attilio Fontana, sindaco di Varese, Giuseppe Redaelli, presidente di Varesevive, e Renzo Dionigi, rettore dell’Università degli Studi dell’Insubria. Ma di Luino nessuna traccia, nessun intervento di un’autorità, nessun cenno nell’invito. Tranne il “loghino” del Comune in fondo in fondo.

23 febbraio 2010
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