Varese

Il Witz ebraico di Moni Ovadia al Santuccio

L'attore bulgaro-milanese Moni Ovadia

Al di là dei testi che scrive e delle opere che interpreta, è lui che si va a vedere a teatro: Moni Ovadia. Un vero personaggio, partito tanti anni fa dalle ricerche musicali di Roberto Leydi, passato attraverso spettacoli molto “politici”, come l’indimenticato “Ballata di fine millennio”, l’attore-regista bulgaro-milanese ha raggiunto ampia fama con il suo cabaret yiddish.

Due parole per capire: è come se qualcuno abbia scovato, da qualche parte, un discorso registrato di un popolo scomparso da secoli e l’abbia riproposto costruendo uno spettacolo. Questo ha fatto il grande Moni: ha fatto rivivere la ricchissima tradizione khassidica degli ebrei che dimoravano negli shtetl dell’Est, i più poveri, i più derelitti, i più profetici, annientati, dai nazi, nei loro efficientissimi campi di sterminio. Stiamo parlando, dunque, della tradizione culturale più minoritaria e, spesso, guardata con diffidenza, esistita nell’ambito dell’ebraismo.

Di quei popoli scomparsi, Moni ha fatto rivivere tutto: certo, la tragedia, l’inesauribile nostalgia per mitiche città come Odessa e Vilnius, l’odore di sangue e il fumo dei pogrom, ma anche la divertente ironia degli ebrei dell’Est, il loro inarrivabile Witz, di cui si trovano accenni secolarizzati anche in grandi del presente, come, ovviamente, un autore di cinema come Woody Allen e un genio della letteratura come Philip Roth. Non solo spirito, ma anche carne, gioiosa e bramosa.

Con questo enorme bagaglio di culture, memorie e spettacoli esilaranti (Moni propose, anni fa, anche un giovane Kafka spettatore divertito di tali spettacoli di cabaret), l’attore-regista arriva domani, martedì 23 febbraio, alle ore 21, al Teatrino Santuccio di Varese, per proporre un reading dal titolo “Il registro dei peccati. Rapsodia lieve per racconti, melopee, narrazioni e storielle”. Un’opportunità unica, promossa dall’associazione culturale “Il Vellone” di Varese, che consente di ammirare un grande attore, un bravo autore, un fiero militante antifascista. E scusate se è poco.

22 febbraio 2010
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