Varese

Platinette e Van De Sfroos, a Varese la strana coppia

Davide Van De Sfroos e Stefania Pepe

Politicamente scorretta, assolutamente trash, massima  icona dell’universo televisivo Mediaset, regina incontrastata dei “talent show”, dopo una decina di minuti dall’inizio dello spettacolo, arriva lei, Platinette. E’ la “special guest” della puntata del “Davide Van De Sfroos Show” andata in onda ieri sera in un Teatro Apollonio esaurito da settimane. Uno show che, finanziato dal Pirellone, prevede 27 tappe lombarde, e che più varesino non si può: prodotto dalla Consel, vede come regista il varesino Andrea Chiodi.

Del resto, Platinette è fatta così: c’è chi la ama e chi la detesta. Lei non fa nulla per piacere: eccessiva ed autoironica, si definisce senza mezzi termini una “frocia eterna”. Non conosce freni: si rivolge all’attrice in scena, la brava Stefania Pepe, dandole della battona (non proprio così). Lei supera un momentaneo imbarazzo, incassa, e lo show prosegue. Platinette non rinuncia neppure ai più vieti  omo-stereotipi, tipo la passione per le divise, davvero da rivistina di provincia anni Cinquanta. Ma tant’è. E’ arrivata a Varese per fare un omaggio a Van De Sfroos. E maltratta a dovere “Albergo a ore”, che rende disperata e aggressiva in dialetto parmense.

Prima di proporre un’inattesa versione, sempre dialettale, di “New York, New York”, Platinette non ci risparmia la litania finale di battutine-omaggio alla casa-madre targata De Filippi: battute di orrore nei confronti della Celentano, perfida giurata di “Amici”, e dichiarazioni d’amore per Alessandra Amoroso, vincitrice del concorso Mediaset dello scorso anno (“mi piace Alessandra Amoroso, ma anche il Davide…).

Uscita l’incontenibile Platinette, il palco è tutto per Davide Van De Sfroos. Che si racconta e inanella storie di vita tratte dal mondo delle sue canzoni parlate in “laghée”, il suo eterno mondo di immigrati e di sconfitti, di pazzi e di disperati, di spalloni e di ubriaconi. Una grande epopea popolare e nostalgica, che rende Van De Sfroos un grande cantautore (premiato anche al Tenco) e le vallate prealpine l’ultima frontiera della letteratura americana. Altro che l’efficiente e smaltato Nordest.

Un progetto ambizioso, questo show, che presto approderà anche al Manzoni di Busto Arsizio (il 19 marzo). Un progetto molto anti-lumbard: qui il dialetto (per fortuna, Dio sia lodato) diventa una chiave per partire dal territorio, ma poi affacciarsi al vasto mondo che abbiamo intorno, senza chiusure localistiche, senza arroganze politiche. In scena la Pepe intona “Ma se ghe pensu” in genovese, Davide traduce niente meno che “Essere o non essere” dall’Amleto in dialetto. Momenti altissimi dello spettacolo.

Eppure, parole, storie, Amleto, Platinette a parte, il pubblico, il pubblico dei fans, attende le sue canzoni. E alle prime note de “La Curiera”, l’Apollonio esplode. E applaude questo rocker comasco che se la prende anche con Manzoni. “E’ così un grande – ci dice, alla fine, in camerino – che ci si può permettere anche di scherzarci un po’ su”.

21 febbraio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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