Teatro

“Mistero buffo” festeggia a Varese i suoi 40 anni

L'attrice di origini varesine Marina De Juli

Partita con il botto, al Teatrino Santuccio di Varese, la rassegna sul teatro di Dario Fo e Franca Rame. Un rassegna che, promossa dall’associazione culturale “Il Vellone”, in collaborazione con il Comune di Varese e l’Arci, ha fatto registrare la presenza di duecento spettatori per assistere ad uno degli spettacoli “storici” del teatro italiano: “Mistero buffo”. A quarant’anni dalla sua prima rappresentazione, l’opera-monstre di Dario Fo è un insieme di tessere che danno vita ad una sacra rappresentazione fatta con gli strumenti della satira, del grottesco, dello sberleffo al potere.

In una parola, ad una giullarata, che i varesini hanno dimostrato di apprezzare con risate ed applausi. Come ha ricordato in apertura di spettacolo l’interprete principale, Mario Pirovano, uno dei principali allievi di Fo, “ancora oggi è difficile fare i giullari, come nel mio caso, che l’anno scorso sono andato in Gran Bretagna per potere lavorare”.

Davvero eccezionale l’interpretazione di Pirovano, che ha ridotto a due quadri la sua parte del “Mistero”, seguita da altri due quadri proposti dalla brava Marina De Juli, in tutto un paio di ore (tutto il “Mistero” di Fo durerebbe almeno una decina di ore). Pirovano è partito con la resurrezione di Lazzaro visto da un popolano, e poi ha proposto il racconto delle due processioni, una con papa Bonifacio VIII, l’altra con Gesù Cristo, che finisce con il calcio nel sedere che Gesù dà al papa tracotante e miserabile.

Vestito di nero come il Fo della Palazzina Liberty, Pirovano in scena corre e cammina, parla un grammelot che ricorda una parlata delle valli bresciane e bergamasche, alterna continuamente le parti di narratore ed esegeta che spiega al pubblico, affida alle espressioni del viso battute inutili, si sdoppia in personaggi diversi. Una grande prova d’attore, consapevole di riproporre canovacci in cui l’interpretazione dell’attore è il vero valore aggiunto.

Quando poi arriva Marina, assistiamo alle due grandi facce della giullarata: prima una drammatica madre di Dio squarciata dalla morte di Cristo sulla croce (un personaggio che ricorda certe sculture di Varallo, quelle studiate da Testori), e poi un presepe divertente e umanissimo con tre Re Magi che ricordano certi personaggi allegorici dell’ultimo Pasolini.

Al termine della serata Pirovano e la De Juli, che saranno ancora al Santuccio per altre opere di Fo e Rame, stanno ancora sul palco, non se ne vanno, non mostrano di avere fretta, rivelano di apprezzare il dialogo con il pubblico, la voglia di raccontarsi, il desiderio di invitare i varesini a seguire tutta la bella rassegna. Dettagli? Forse, ma da questi dettagli si vedono i grandi attori.

20 febbraio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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