Economia

Quanti inutili alberghi a Varese, Madama Dorè

La presa di posizione di Federalberghi appariva ieri dettata da ragioni di buon senso. Una sana autocritica non fa mai male. Con l’effervescente febbre imprenditoriale legata ai Mondiali di ciclismo, forse si è corso troppo, e da parte delle amministrazioni che hanno acceso il semaforo verde, si è agito senza guardare alle reali esigenze del territorio. Come diceva Federalberghi, nel giro di tre anni sono 2mila e 500 camere in più quelle messe a disposizione, ma i turisti, vista la crisi economica e l’effetto-Malpensa, scarseggiano sempre più. Difesa d’ufficio anche del mega-hotel delle Ville Ponti, ma questo sarebbe un discorso a parte.

C’è dunque da restare quanto meno perplessi di fronte, oggi, alle dichiarazioni del presidente di Assoturismo-Confesercenti, Iljic Cesca, relative agli alberghi mondiali, che prevedibilmente, dopo l’evento, sarebbero diventate cattedrali nel deserto. Il presidente Cesca in sostanza non ci sta al tiro incrociato sugli alberghi sorti in vista dei Campionati delle due ruote.

Dice: “non credo che le 300 camere scarse che totalizzano insieme Ata Hotel e Capolago (li cito in quanto dichiaratamente hotel mondiali) possano aver creato il buco di bilancio in un mercato che era già di oltre 5000  camere”. E poi aggiunge: “gli hotel vengono costruiti in continuazione, ci sono infiniti luoghi che sono pronti a veder nascere nuovi hotel, e penso che ci siano molti imprenditori interessati ad entrare in questo settore. Questa è la base del libero mercato: la libera concorrenza”.

E allora? In nome della libera concorrenza, non è forse giusto porre (e porsi) legittimi interrogativi anche se, purtroppo, dopo che le scelte (sbagliate) sono state fatte e il territorio martoriato? Il problema vero è che spesso è mancata (e manca tuttora)  una politica per la promozione turistica, alla quale la realizzazione di nuove infrastrutture deve richiamarsi. E così si naviga a vista, si autorizza, si realizza, dando spazio e territorio ad operazioni immobiliari arrembanti, di sicuro vantaggio per i privati, ma di nessuna utilità sociale.

Infine manca la capacità di fare squadra. Lo stesso presidente di Assoturismo dichiara che trova “ben augurante che in questi giorni, ci siano tutta una serie di avvenimenti che dimostrano la volontà del territorio di reagire, dall’apertura dello Iat di Varese alla nascita dell’Agenzia Turistica”. Proprio due esempi, Agenzia e Iat, per dire che si continua a marciare su strade parallele e, spesso, divergenti.

17 febbraio 2010
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Un commento a “Quanti inutili alberghi a Varese, Madama Dorè

  1. DINO AZZALIN il 17 febbraio 2010, ore 18:38

    Polita, Ligresti, nomi eccellenti, intoccabili che hanno sborsato ( non ancora del tutto) milioni di euro per gli oneri di urbanizzazione al Comune di Varese, hanno costruito dove nessuno ha mai potuto,distruggendo vincoli e leggi, e ogni cosa che di verde che incontravano, in barba alle casse comunali sempre più in rosso. Peccato che tutti lo dicono poi, quando il monarca assoluto e inquisito Bertolaso, ha dato la “sua benedizione” in pochi giornalisto lo hanno detto prima (F. Brusa) in un bell’articolo sulla Provincia di Varese di pochi mesi fa, tanti hanno protestato vanamente, ma la gran parte è stata a guardare. Ma dov’è il potere dell’opinine pubblica che un tempo smuoveva montagne e faceva le rivoluzioni? Non sono gli uomini, sono le regole che vanno cambiate, di un sistema che non funziona, o che funziona troppo per un tempo malato di troppe video-democrazie. A quando la primavera?
    Dino Azzalin

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