Varese

La pubblicità Aspem Reti e la libertà d’informare

La vicenda della pubblicità targata Aspem Reti, la società di proprietà del Comune di Varese presieduta da Ciro Calemme (Pdl), ad un quotidiano on line,Varesenotizie, sarà verificata nelle sedi opportune. Ma si tratta di una vicenda che desta non poche perplessità, e che ha portato sindaco e vicesindaco del capoluogo, Fontana e De Wolf, a chiedere un colloquio immediato al sostituto procuratore Agostino Abate. Come la vicenda si svilupperà, è difficile prevederlo. Intanto sta già portando a qualche conseguenza politica piuttosto rilevante, dato che da ieri è ufficiale l’esclusione di Nino Caianiello, che presiede l’Amsc di Gallarate, dalle liste delle elezioni regionali, pur essendo punto di riferimento di una delle due componenti laiche del Pdl, la stessa di Calemme.

Ma torniamo alla vicenda della pubblicità Aspem Reti, cioè di una società pubblica, ad un giornale web del territorio. Si tratta di una vicenda che trascende gli aspetti particolari e pone una domanda più generale: come e quanto risorse pubbliche, che provengono da amministrazioni locali o da società da queste ultime controllate, non mettono in campo uno stridente conflitto di interesse? Come e quanto la pubblicità o risorse che arrivano da amministrazioni locali condizionano la libertà di informazione e di critica verso quelle stesse amministrazioni?

La vicenda Aspem Reti pone senza dubbio anche un problema di mancanza di trasparenza, che se vale quando si è di fronte a finanziamenti privati, vale a maggior ragione quando i soldi arrivano dalle tasche dei cittadini. E poi suggerisce la domanda di quanto un media possa svolgere una libera azione di controllo nei confronti di chi lo finanzia. Senza poi allargare il discorso a quanto un sistema di finanziamento pubblico possa essere inteso quale fattore di distorsione della concorrenza di mercato, introducendo il principio che esistono imprese che stanno sulle loro gambe e imprese assistite.

Se siamo abituati a sollevare un problema a livello nazionale sul conflitto d’interessi macroscopico che riguarda il nostro presidente del Consiglio, le domande sul caso Aspem Reti ci induce ad abbassare lo sguardo su quello che c’è più vicino a noi, dietro l’angolo, e che può costituire una seria minaccia contro la libertà d’informazione e la necessità che i media stiano dalla parte dei cittadini, sempre e comunque, anche a livello locale.

14 febbraio 2010
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2 commenti a “La pubblicità Aspem Reti e la libertà d’informare

  1. Filippo il 15 febbraio 2010, ore 14:52

    Come bisogna dare atto al sito di news Satelios di aver sollevato la questione, va dato merito a Varese Report, unico fra i giornali online ad eccezione del Corriere della sera, di aver ripreso la notizia.

    In queste ore, ascoltando le dichiarazioni delle persone coinvolte, si sente dire come spesso accade che ogni azione sia del passato che del futuro è stata o sarà svolta con la massima trasparenza. In realtà, se così stessero le cose, non ci sarebbe alcuna patata bollente. Quando invece un articolo muove politici, amministratori, magistratura e avvocati qualcosa da scoprire forse c’è. Così è giusto che la giustizia faccia il suo corso e la stampa le domande di rito.

    Rimane comunque da chiarire il silenzio dei diretti interessati e più in generale dei quotidiani on-line che negli ultimi tempi hanno registrato in provincia di Varese uno sviluppo così florido.

  2. Franco Giannantoni il 17 febbraio 2010, ore 14:24

    Caro Direttore,
    due sono gli aspetti che emergono dalla notizia “pubblicità Aspem”, entrambi inquietanti: quello che riguarda i rapporti fra un ente pubblico che dispone e utiizza denaro della collettività per iniziative “personali” il che la dice lunga sul grado di rigore morale dei protagonisti abili a muoversi in una realtà che si vorrebbe sempre più senza regole (la logica del “fare”) e l’altro che investe il mondo dei “media” in generale che paiono vivere la loro esistenza sottoposti (genuflessi mi verrebbe da dire) ai voleri del Palazzo con prolungati e sosptti “silenzi”.
    A me interessa molto quest’ultimo profilo: ricordavo mesi fa in una collaborazione ad un’iniziativa editoriale di Massimo Lodi la figura del padre Mario Lodi per 25 anni direttore de “La Prealpina” (di cui in gioventù fui redattore di cronaca e di sport) e sottolineavo, pur all’interno di un giornale moderato e filo governativo, l’estremo rigore in difesa della propria autonomia ed indipendenza. Eppure erano gli anni dell’imperante Dc e poi del centro sinistra a Varese per la verità molto sbiancato. Oggi quello stile di vita e di comportamento è letteralmente scomparso. Appaiono sempre più spesso notizie “non notizie”, con spettacolari ed acrobatiche torsioni per mascherare operazioni dubbie e comunque pericolose per la limpidezza dell’informazione. Del resto il modello imperante e purtroppo vincente poggia su due pilastri: impunità ed illegalità. Si può essere impuniti ed illegali. Due parole che hnno messo in ginocchio il Paese.
    Cordiali saluti,
    Franco Giannantoni

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