Cultura

Alleanza di eccellenze tra Fai e l’Accademia di Botta

L'architetto Mario Botta

C’è forse qualche amante della cabbalà a Mendrisio. Centodieci sguardi, centodieci spunti, centodieci punti di vista sulla città giardino. Sono quelli degli studenti dell’ultimo anno dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, seguiti in 11 atelier da 11 professori. Un progetto innovativo, lanciato niente meno che dall’archistar ticinese Mario Botta. Dopo che i nipotini di Piano e Calatrava hanno esaminato Varese al microscopio tra settembre e dicembre 2009, ora, negli atelier di Mendrisio, formulano i loro progetti. Come sarà la loro Varese possibile? Come immagineranno queste giovani menti le Stazioni, lo Stadio, piazza Repubblica?

Una sfida avvincente. E seria. Sì, perché questa mattina è stata rilanciata e approfondita a Villa Panza, la residenza del Fai, marchio sicuro di cose serie. Anzi, forse si sta profilando un’interessante alleanza insubrica tra eccellenze in ambito culturale tra Fai e Accademia di Mendrisio (e lasciando un po’ in disparte il Comune che sì dà il patrocinio, ma la fa da protagonista). Proprio a Biumo Superiore si svolgeranno sei “conferenze pubbliche” di sei architetti dell’Accademia di Botta. A loro il compito di fare il punto sui progetti in corso relativi alla Varese del futuro. Si parte il 17 febbraio con un maestro catalano, Esteban Bonell, e si conclude con Botta il 28 aprile. Sempre alle ore 20.30 e sempre moderate dal giornalista Cesare Chiericati.

Un cartellone con esperti di prestigio, una sfida portata avanti dalle future archistar. Il tutto supportato dalla Teamwork Catenco, agenzia di comunicazione di Andrea Odobez e in collaborazione con il Comune di Varese. Un’iniziativa encomiabile che, tuttavia, rischia di non attecchire o di scomparire in un assordante silenzio. E’ difficile pensare che idee nuove (Odobez ha parlato di “idee nuove, che magari hanno anche la caratteristica di non essere realizzabili”), spiazzanti, coraggiose possano essere raccolte e valorizzate da una classe politica locale spesso assente dal dibattito culturale e indifferente. Ma l’iniziativa va bene lo stesso: va bene il fatto che ci sia qualcuno, a Varese, che continui a sperare nel meglio. Anche solo un poco meglio.

9 febbraio 2010
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