Viggiù

L’Obama della Lega debutta in “Sister Act”

Il primo cittadino di Viggiù sul palco

E’ qui la festa. A Viggiù, nel salone Soms, dove la compagnia degli Amici del Teatro “Tina Franzi” hanno proposto il loro divertente (e, a tratti, irriverente) spettacolo “Trasloco show”. Posti tutti occupati già in prevendita (ricavato destinato a fini benefici), lo spostamento della compagnia attiva da 38 anni dalla parrocchia a questa antica e gloriosa Cooperativa di mutuo soccorso, non ha danneggiato per nulla la voglia di divertire e divertirsi di questi attori non professionisti, diretti dal versatile regista e capocomico Pier Andrea De Vittori, che da oltre 20 anni si impegna nella compagnia (ottime le sue imitazioni dell’esagitato Marco Carta e dello stralunato Vasco).

Certo, i sogni vanno a chi, tanti anni fa, ha battuto la medesima strada raggiungendo il successo come i Legnanesi, ma il presente è tutto qui, in queste quasi tre ore di siparietti, parodie, imitazioni, balli e canti che la compagnia ha proposto ad un pubblico di viggiutesi e “foresti” che raggiunto questo salone.

A movimentare, questa volta, la serata, ha pensato una protagonista del tutto particolare: il primo cittadino di Viggiù, Sandy Cane, entrata nelle cronache nazionali per essere il primo sindaco di colore della Lega.

Un sindaco capace di stare al gioco, salire sul palco e impersonare lo stesso ruolo che nel film “Sister Act” era interpretato niente di meno che da Whoopi Goldberg. E così, applauditissima, la “Obama” del Carroccio si è lanciata a dirigere uno scatenato coro di finte suore, che ballando e cantando hanno entusiasmato la platea. Ma non è finita qui: il simpatico sindaco ha partecipato anche alla divertente sfilata finale delle ballerine e dei ballerini finto-carioca protagonisti di una versione viggiutese di “Cacao meravigliao”. La parte coreografica era curata da Savina Daolio, a capo di un gruppo di 15 ballerini, sindaco compreso.

Che dire di tutto il resto? Una finestra sul teatro amatoriale del nuovo millennio godibile e divertente, senza pretese, dove non sono mancate garbate scenette in dialetto, parodie di popolari trasmissioni televisive (come “C’è posta per te”), riflessioni strampalate (ma non troppo) sull’attualità nazionale. Chissà se un giorno risentiremo parlare di questa compagnia come accade per i Legnanesi?

7 febbraio 2010
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