Musica

Un brillante “Rigoletto” in versione “pocket”

Un momento con Rigoletto e Gilda“Rigoletto”, melodramma estremo, passionale e travolgente. Una delle opere più rappresentate, più amate, più barocche e introspettive di Giuseppe Verdi. A riascoltarla oggi, al Teatro di Varese, nell’edizione proposta dall’AsLiCo (Teatro Sociale di Como), appuntamento che rientra nel cartellone di “Pocket Opera” della Regione Lombardia, si resta esterrefatti di fronte all’esuberante forza di questa opera del Cigno di Busseto, portata in scena per la prima volta, alla Fenice, nel 1851. Un’opera che, secondo i parametri di oggi, potremo definire “noir” o “neo-gotica”, tutto un viluppo di congiure, vibranti passioni e inevitabili vendette che avvengono nelle viscere (o poco lontano) del Palazzo Ducale di Mantova.

Divagazione con consiglio al lettore: eviti l’itinerario turistico mantovano sui luoghi del “Rigoletto”, ne rimarrebbe atrocemente deluso. A partire dalla casa del giullare, trasformata in efficiente ufficio turistico.

Curato e sobrio l’allestimento da parte del regista Federico Grazzini, che grazie ad un secondo palco, può permettersi cambi di scena “en plein air” (un metodo simile alle macchine di scena utilizzate da Ronconi) senza andare a scapito del racconto della tragedia famigliare di Rigoletto, Vedovo Inconsolabile, che si vede sedotta l’unica figlia dal Duca Malvagio e, tentando di vendicarsi di quest’ultimo, in realtà procura la morte alla stessa figlia. Plot semplice ed efficace, sontuosamente decorato dai “Cortgiani vil razza dannata” che assistono divertiti alla tragedia e dagli squarci sentimentali del gobbo (anche questo uscito dall’inconfondibile penna di Hugo) tipo “Deh non parlare al misero”.

Un tale ordito viene ben presentato dal cast di questo “Rigoletto” varesino. Si segnala in particolare la Gilda di Arianna Ballotta, soprano bolognese sensibile e misurata, il vivace Rigoletto di Giuseppe Pizzicato, il buon timbro del basso “cantabile” Carlo Malinverno. Meno convincente Roberto Escobar, Duca di Mantova, che a volte si permette qualche imprecisione.

7 febbraio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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