Lettere

Tra riformismo e populismo

A latere dei due ultimi consigli comunali vorrei socializzare una mia breve riflessione. Mi riferisco ai due ultimi interventi del collega Nicoletti, quelli, per intenderci, riferiti al presunto impedimento di candidare nei consigli di amministrazione delle società controllate dal Comune i segretari di partito o loro parenti e quella di ridurre del 10% i compensi di assessori, consiglieri comunali, di circoscrizione e di

ritoccare al ribasso i gettoni per i componenti dei consigli di amministrazione delle società controllate.

Riconosco a Nicoletti il carattere del combattente. Memorabili, per noi, sono i momenti di discussione del bilancio quando lui presenta alcune centinaia di emendamenti costringendo tutti a intere notti e continue sedute per esaminare le sue proposte, proposte che a dire il vero generalmente si caratterizzano per lo spostamento di pochi euro tra un capitolo e l’altro o per il cambio di virgole o punteggiatura nelle relazioni allegate.

Riconosco a Nicoletti anche la coerenza. Non è di molto tempo fa, alcuni mesi, la bocciatura da parte sua, il suo voto contrario, ad una mozione del PD, tra l’altro da me presentata, in cui noi sostenevamo la necessità di approvare un pacchetto di proposte di interventi economici a sostegno dei ceti più colpiti dalla crisi economica.

Alessio, allora, bocciò la nostra iniziativa perché ci eravamo opposti alla sua idea di dare soldi ( da parte del Comune ) ai commercianti del centro cittadino per aiutarli a pagare gli affitti delle loro attività.

Riconosco anche il coraggio al collega. Sostiene oggi importanti battaglie moralizzanti che non è riuscito a portare avanti nel suo ruolo di assessore del centrodestra con la Giunta Fumagalli. Più volte in consiglio ci ha spiegato che essendo ora all’opposizione si è calato totalmente in questo ruolo e se fosse dall’altra parte della barricata sosterrebbe con ugual forza altre battaglie anche se di segno contrario. Le battaglie politiche, si sa, cambiano a secondo del ruolo che si ricopre e non invece in base al fatto che siano giuste o meno.

Scritto questo mi permetto di esprimerti alcuni aspetti che mi hanno lasciato molto perplesso nelle proposte del collega o meglio, ne ho colto e percepito soltanto la parte di riflessione più conformista e populista.

Io credo che la politica deve riuscire a conciliare il servizio con il giusto compenso per il ruolo che si ricopre. Molti di noi dedicano ore ed ore a studiare dossier, a leggere documenti e a preparare proposte da portare in consiglio comunale. Non dimentichiamo poi i costi delle telefonate e della benzina oltre che il “costo” del tempo. Oggi, ad esempio, il gettone dei consiglieri – io che sono in consiglio da circa nove anni – è diminuito rispetto al 2002 di oltre il 10%. Se ci aggiungiamo il tasso di inflazione di questo periodo si vede che la diminuzione è ancora più accentuata.

Insomma nessuno diventa ricco facendo il consigliere comunale e forse sono più le rinunce ad altro, vita personale e carriera nel proprio lavoro ad esempio, che il ruolo comporta almeno per chi vive coerentemente questo incarico.

A questo aggiungerei anche la domanda se è corretto, attualmente, il legame tra compenso e responsabilità decisionale. Pensiamo al Sindaco e agli assessori. Amministrano una città di quasi 80mila abitanti. Quanto percepisce un dirigente, un amministratore delegato di una azienda privata?

Certo qualcuno avrebbe gioco facile a sostenere che una azienda produce utili cioè soldi, ma forse che gestire una città non produce anch’essa utili sia pure “utili sociali”?

Questo mi porta ovviamente a pensare che nulla osta a verificare se il compenso di amministratori nei consigli delle società controllate sia equo o no. Per fare questo però occorre essere “laici”, non ideologici o farisei nascondendosi dietro la parola “servizio”. Responsabilità decisionali e spirito di servizio ( civil servant ) non sono incompatibili con un giusto compenso da quantificare tenendo conto del ruolo e perché no, anche della dignità che deve essere riconosciuta.

Ovviamente alla richiesta del nostro capogruppo Cacioppo di portare in commissione la proposta per riesaminare proprio questi aspetti il diniego di Nicoletti è stato duro e sottolineato.

Insomma, Direttore, a me non piace chi si unisce al coro dello “sputtanamento” della politica. Non mi piace chi denigra sempre e solo noi consiglieri, noi amministratori locali. Non mi piace chi a Roma pensa che ridurre le spese della politica sia ridurre il numero dei consiglieri comunali o eliminare i consigli di zona. La democrazia ha un costo. La partecipazione ha un costo. Vogliamo assumerci la responsabilità di spiegare questo senza moralismi? Dopotutto, mi si permetta la battuta, io non vedo masse di persone che si rendano disponibili a fare il consigliere comunale quando dobbiamo preparare le liste per le elezioni. Anche questo, forse, dovrebbe essere riconosciuto a chi da anni esercita sì questo ruolo senza cercare di apparire sui giornali e magari chiede solo la giusta attenzione alla stampa per l’originalità delle proprie proposte e per la “fatica” fatta a prepararsi al consiglio comunale.

Un ultima battuta Direttore. Ieri sera Fontana si è detto deluso dalla discussione. Fontana sostiene da tempo che i tagli devono essere fatti non a livello locale, ma in altre parti della pubblica amministrazione e questo lo sostiene come Presidente di Anci Lombardia.

Una unica battuta a lui. Ma a Roma ci sta a governare l’Italia il suo partito. A Roma ci sta la sua maggioranza. Allora che Fontana pesi per il ruolo che ricopre nel suo partito e nella sua maggioranza altrimenti anche la sua battaglia è solo demagogia e populismo.

Roberto Molinari

Segretario cittadino

PD Varese

5 febbraio 2010
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