Teatro

Luigi De Filippo dà il meglio di sè con lo stile di Eduardo

Non è semplice, neppure per un De Filippo, interpretare De Filippo. Ci prova, nella Stagione di prosa del Teatro di Varese, Luigi De Filippo, figlio di Peppino e nipote di Eduardo, con la commedia in due parti (che nella messa in scena diventano tre) dal titolo “La Fortuna con l’effe maiuscola”, ancora in scena questo giovedì sera 4 febbraio. Luigi riprende uno dei cavalli di battaglia, scritto da Eduardo e da Armando Curcio, del Teatro Umoristico dei De Filippo, che lo portò al successo in piena guerra.

La trama di questa commedia agrodolce è semplice ed efficace. Giovanni è un poveraccio che ogni giorno sperimenta la fatica del vivere, indebitato, costretto ad abitare un basso. Ogni giorno insegue espedienti di ogni genere pur di sfangarla. Accetta anche di dare la propria paternità ad un nobile che, in cambio, gli offre una magra ricompensa. Mentre l’affare sta concretizzandosi, al protagonista muore un fratello emigrato oltre Oceano che lo rende erede universale, a condizione, però, che non abbia figli, perché altrimenti l’eredità passerebbe proprio ai figli. Giovanni decide, allora, per non perdere l’eredità, la fortuna con l’effe maiuscola che passa una sola volta nella vita, di proclamarsi colpevole di falso in atto pubblico, scontare cinque anni di galera, ed entrare in possesso del cospicuo lascito. Un atto di eroismo grottesco, esibito per fare un salto di qualità e congedarsi dalla miseria.

La commedia vede Luigi come protagonista in scena e regista dietro le quinte. Per quanto riguarda il suo ruolo di attore, fa tesoro della lezione dei De Filippo, in particolare di quella di Eduardo, un attore capace di accompagnare le sue battute con versi e “legati” in grado di fare della sua recitazione una vera melodia. Una capacità che, dopo Eduardo, ha mostrato solo Massimo Troisi, che ha forzato questo stile ai confini di un gramelot partenopeo. Naturalmente, questa recitazione di Luigi De Filippo, che appare estremamente naturale, procede nel corso della commedia secondo tempi teatrali di sconcertante esattezza.

Scene e musiche, interpretazione degli attori e costumi, sono ispirati ad un teatro verista e popolare, l’unica cornice che può rendere credibile la vicenda. Nessuna originalità o fuga in avanti, ma la volontà di riproporre fedelmente la prima stagione dei De Filippo, lontana dalla piega più drammatica e, quasi, espressionista, dell’ultimo Eduardo, sempre più stilizzato ed allusivo.

Sostiene la fatica di Luigi un cast di buon livello, in cui si segnala Paolo Pietrantonio, che interpreta Erricuccio, il figlio scemo di Giovanni, che l’attore offre al pubblico con un’interpretazione caricata e divertente, molto applaudita.

Unico neo della seconda serata, il pubblico piuttosto scarso, non più di 400 spettatori tra platea e gallerie. Sarebbe forse il caso di ripensare alle tre repliche per quanto riguarda la Stagione di prosa.

4 febbraio 2010
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