Arte

Consigli per il weekend: Arte Povera a Villa Panza

L'opera di Michelangelo Pistoletto

Quando c’è da dirne bene, se ne parla sempre troppo poco. Varese spende esigue parole sui meriti di operatori e strutture culturali-artistiche del territorio, proprio quando sarebbe il caso di sottolineare la straordinarietà dell’evento e la qualità dell’offerta che finalmente chiude la porta al provincialismo bigotto e autocelebrante per affacciarsi a un panorama decisamente più ampio e interessante.

Chi merita veramente i riflettori in questo momento è Villa Panza che continua, nel tempo, una sorda lotta contro le riserve, le incomprensioni e l’indifferenza di molti. Fino al 28 marzo la mostra Arte Povera: energia e metamorfosi dei materiali arricchirà lo straordinario contesto artistico-architettonico-ambientale del cuore del colle di Biumo Superiore. Un’occasione non solo da non perdere, bensì da cogliere al volo da parte di scettici, amanti del settore, ma anche da coloro che sono digiuni da approfondite conoscenze del mondo contemporaneo.

Credo sia d’obbligo sfatare immediatamente l’errata considerazione di alcuni che hanno letto la mostra esclusivamente come un semplice “trasloco” di opere provenienti dal Mart di Rovereto. Ancor più importante è sottolineare la scelta azzeccatissima di far dialogare i “nuovi arrivi” con la collezione permanente del Conte Panza e soprattutto con gli ambienti.

La peculiarità di questa esposizione consiste proprio nel suo contenitore e nel gioco di rimandi e richiami che i curatori hanno ricercato e abilmente costruito. Di eccezionale effetto e straordinaria comprensibilità è l’opera firmata da Michelangelo Pistoletto “5 tronchi. Divisione e moltiplicazione”; l’installazione -già affascinante di per sé grazie agli spicchi più o meno ampi dei tronchi ricoperti da specchi, attraverso i quali le immagini vengono riflesse moltiplicandosi così all’infinito- acquista maggior vigore grazie agli elementi circostanti. Primi fra tutti le opere di Ford Beckman che con la loro materia cerosa e le calde cromie autunnali danno origine a una quinta scenica di rara raffinatezza e aprono molteplici considerazioni sulla materia. Caleidoscopici effetti vengono inoltre creati dal disegno del parquet, anche questo iterato dal gioco di specchi sui quali si riflette anche la luce che filtra dalle ampie vetrate della sala e che crea un legame con il giardino e il vero elemento naturale en plein air.

Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio sono gli altri nomi di artisti che costellano le sale della villa, gli ambienti della limonaia e delle scuderie. L’allestimento risulta curato non solo nell’accostamento delle opere ma anche nella presenza di cartelli didattici che forniscono brevi ma complete informazioni, a cui si aggiunge un estratto di biografie degli artisti ad uso e consumo dei visitatori.

29 gennaio 2010 Chiara Palumbo redazione@varesereport.it
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