Varese

“Promemoria” di Travaglio per una sana indignazione

Il giornalista Marco Travaglio

Un vero incubo, la discesa agli inferi della politica italiana da parte del Dante-Travaglio. Il  “Promemoria” che il giornalista televisivo più cattivo d’Italia ci ha offerto al Teatro di Varese ieri sera (lo spettacolo festeggiava la sua centesima replica), suscita negli spettatori sgomento, indignazione, divertimento. Le parole del tele-giornalista Marco Travaglio scoperchiano gli abissi di disonestà e di arroganza che riguardano il mondo politico, ma non mancano di riproporre figure di padri nobili della Repubblica, il loro forte senso del dovere, l’austerità, il rigore.

Come dire, che dal fondo dell’abisso si può risorgere e rivedere la luce, non affondando nel pessimismo più assoluto. Ma questo può avvenire dopo che abbiamo seguito il giornalista tra le ombre di tangentopoli, nella notte del berlusconismo, nella nebbia del centrosinistra. Con sferzante ironia Travaglio galoppa attraverso la prima Repubblica e la sua agonia chiamata Tangentopoli, la nascita di Forza Italia e i rapporti con la mafia, le ambiguità e i ritardi del Partito democratico, il ritorno della questione morale. Una riflessione a voce bassa che, a tratti, esplode a piena voce, quando l’indignazione non è più trattenibile e la rabbia sale alla gola. Come quando si parla di leggi “ad personam” o di abolizione delle intercettazioni.

I più bersagliati da Travaglio? Certamente Craxi, Berlusconi e Massimo D’Alema, mentre le figure più amate sono l’avvocato Giorgio Ambrosoli (liquidatore della banca di Sindona) e il leader del Pci, Enrico Berlinguer. Un segretario comunista “tolto dal Pantheon del Pd, che invece ha preferito Craxi”, come ha detto il giornalista. E proprio da Craxi lo spettacolo prende il via, cercando di intravedere in lui e negli anni del suo potere le radici del malessere di oggi. Un filo di continuità collega Craxi a Berlusconi, il socialismo milanese al populismo mediatico. E proprio Berlusconi occupa tutta la parte finale dello spettacolo, pozzo di San Patrizio per battute, gaffes, frasi celebri, ma anche imbarazzante presenza sul fronte dei rapporti internazionali.

Dall’altra parte, non c’è opposizione, secondo Travaglio. O, meglio, c’è soltanto quando si tratta di “resuscitare” il centrodestra, di liberarlo dai tunnel senza vie d’uscita, di offrirgli insperate stampelle quando è dato per morto. Nessuna legge contro il conflitto di interessi quando l’attuale opposizione era al governo, nessuna strategia, un continuo viaggiare in mare aperto.

Ma tutto questo non abolisce il senso di responsabilità, conclude Travaglio, non toglie la necessità che ognuno faccia il suo dovere. Figure come Ambrosoli e Berlinguer, come Falcone e Borsellino, lo hanno dimostrato. Anzi, la vera lotta contro corruzione e violenza deve ripartire proprio dalla riscoperta di queste figure di padri nobili, coltivando quello che il giudice Gherardo Colombo ha chiamato il “vizio della memoria

23 gennaio 2010
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