Varese

Tettamanzi: vocazione e moralità per fare politica

Da sinistra, Fontana (Lega), Tosi (Pd) e Galli (Lega)

Per ascoltare, ieri sera, il cardinale Dionigi Tettamanzi che parlava di politica, sono arrivati in tanti. Amministratori locali, sindacalisti, operatori del volontariato. Un pubblico, quello che ha riempito la sala del De Filippi di Varese, sempre più a disagio, sempre più preoccupato, che si domandava dove si trovasse una politica come quella descritta da Tettamanzi. Tale è lo scarto tra l’idea alta di politica evocata dal cardinale e la politica sperimentabile ogni giorno. Una riflessione di largo respiro, fortunatamente non funestata quest’anno da contestazioni al “Vescovo di Kabul” come avvenne, da parte della Lega Nord, l’anno scorso.

Insomma, Tettamanzi è venuto a Varese per offrire una concezione dell’impegno in politica in controtendenza, scandalosamente nobile. L’arcivescovo ha infatti parlato di una politica “al servizio di tutti, gratuita, disinteressata, con una grande attenzione per le persone deboli”. Un identikit che il presule riferiva al cattolico in politica, ma che poteva riguardare chiunque gestisca la cosa pubblica.

Un ragionamento certo anomalo, in questi scuri di luna: evocare lo “stile di vita” del politico come “criterio di giudizio, fonte di trasparenza”? Senza ammettere alcuna separazione tra moralità nel pubblico e moralità nel privato? Tettamanzi ha proseguito citando il Vangelo di Luca: “chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto nelle cose importanti”. Poche parole per liquidare uno stile fatto di feste, Papi e via dicendo.

Certamente un brivido sarà passato per la schiena di qualche leghista, quando Tettamanzi ha parlato della comunità cristiana “come luogo aperto, teso a

La sala gremita al De Filippi

incontrare tutti, anche chi ha fede diversa oppure è ostile alla fede”. Nessuno spazio per crociate anti-Islam, chiusa la porta per iniziative anti-straniero. Anche qui Tettamanzi vuole essere chiaro, e cita il Vangelo: quando Gesù dice chiunque di voi ha fatto del bene ad uno straniero, lo ha fatto a me. Più chiaro di così.

Come evitare derive che allontanino da questa idea alta di politica? Come eliminare il pericolo che, dice Tettamanzi, vede “i partiti diventare semplici comitati elettorali che, dopo le elezioni, hanno esaurito il loro compito”? Un aiuto decisivo può venire dalla comunità cristiana, che alla politica “può dare concretezza, comprensione della realtà, nuova vita, nuovo slancio”. Più in generale, resta fondamentale uno stretto rapporto tra politica e gente comune. Ma resta decisivo per l’impegno politico anche una formazione continua.

Non mancano le proposte, su questo fronte, della stessa diocesi milanese, dagli incontri del cardinale con gli amministratori alle scuole di formazione sociale e politica. Tutto ciò con la finalità di puntare sulla vocazione all’impegno politico e sul desiderio gratuito di servire. Perché, si domanda infine l’arcivescovo, “se non per queste cose, il cristiano per cos’altro si dovrebbe impegnare in politica?”. Meditate, politici cattolici, meditate.

22 gennaio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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