Cultura

Grande è la confusione sotto il cielo di Varese

Un'iniziativa al Teatrino Santuccio di Varese

Si moltiplicano iniziative e attività culturali, ma spesso non è semplice capire chi fa cosa, con quali intenzioni, seguendo quale logica. Grande è la confusione sotto il cielo di Varese, direbbe il grande timoniere in visita alla città giardino.

E avrebbe ragione. E’ sufficiente considerare gli ultimi giorni per capirlo e prendere in considerazione le scelte del Comune di Varese. Non si è ancora capito se punti al lavoro di squadra, al creare sinergie, allo sfoltire quelli che il sindaco Fontana chiama “orticelli”, oppure al contrario di tutto questo. Non si capisce: ama la sinergia quando annuncia di collaborare con il Premio Chiara, di unificare la gestione di una parte dei Civici Musei (la sala Veratti a Varesevive). Ma è tutto il contrario, ad esempio, quando si parla di teatro.

In questo caso prevale la dispersione, un cammino in ordine sparso, l’andare in tutte le direzioni. E dunque, il Comune di Varese sostiene il circuito “Sipari Uniti”, che trova il suo capofila nella Fondazione Culturale di Gallarate, ma nello stesso si disimpegna dalla programmazione del Teatro Apollonio, dove quest’anno c’è sì una generica Stagione di prosa (peraltro piuttosto interessante), ma si tratta di un cartellone che ha perduto la paternità di Palazzo Estense, il quale non ha più una sua Stagione di teatro (mantenendo, invece, quella musicale).

E ancora non è finita. Il Comune si impegna a sostenere la prima stagione organica al Teatrino Santuccio di Varese. Fa bene. E’ interessante il cartellone proposto e gestito dall’associazione culturale “Il Vellone”, nata proprio per far ripartire  il teatrino e che poi ha vinto un gara d’appalto per continuare a gestirlo. Il nuovo cartellone prevede una piccola stagione teatrale, con quattro rappresentazioni dedicate al teatro di Dario Fo e Franca Rame, e un recital “chassidico” di Moni Ovadia. E poi “Sabatogiallo”, cinque incontri sul giallo, a cura dell’editore ticinese Veronica Todaro e di Giuseppe Battarino, giudice-scrittore, e un laboratorio teatrale dedicato alle fiabe insubri (ma chi saranno i Fratelli Grimm della Padania?). A questo cartellone il Comune ha concesso il patrocinio. Quasi restando in seconda fila, mantenendosi un po’ nell’ombra.

Insomma, tante scelte, a volte contraddittorie, qualche altra volta dispersive. Il Comune di Varese, sul fronte della cultura, ancora una volta moltiplica la propria presenza, ma finisce per scegliere di non scegliere, di non scontentare nessuno, a volte disperdendo energie e risorse. Anche perché non c’è cultura di destra e cultura di sinistra oggi, ma certamente ci sono cose ben fatte e di qualità, e cose mal fatte e di dubbio gusto. Non tutto è uguale. Non tutto va appoggiato e garantito. Bisogna scegliere, bisogna decidere, magari scontentando qualcuno, e dunque non considerando più la cultura uno strumento di consenso. Ma un’opportunità per fare crescere e migliorare la città.

19 gennaio 2010
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