Varese

Varese capoluogo si logora, e Busto rischia il sorpasso

Il centro di Varese

Con una lucidità venata di pessimismo, Alessio Nicoletti, leader di Movimento Libero, si pone una domanda più che legittima: Varese quanto riuscirà a restare capoluogo? Un invito a riflettere che riguarda tutti, non solo la politica.

Nicoletti parte dai dati demografici, sottolineando che “solo poche decine di abitanti ci separano da Busto Arsizio”. Un calo demografico sinonimo di un malessere. “La situazione demografica varesina è il risultato della sempre minor attrattività e vivibilità della Città Giardino, di una scarsa lungimiranza politica ed amministrativa che ci ha portato a questo punto. Un logoramento sociale,economico e culturale che ha portato molti varesini a “scappare” da Varese”.

E, dunque, si deve fare ripartire la città giardino che, in effetti, appare spesso ripiegata su se stessa.

Un interrogativo antico viene riproposto dal consigliere Nicoletti. Fin dalle origini del ruolo di capoluogo svolto da Varese. La “vulgata” storica ci ricorda infatti che il Duce elesse Varese a capoluogo perché indispettito per l’algida accoglienza da parte dei buistocchi, che così furono penalizzati.

Ma al di là delle origini storiche, i dubbi sulla capacità di Varese di continuare ad essere capoluogo ci sono tutti. Dalla perdita di peso in termini economici e in termini politici, a vantaggio del Sud della provincia, fino al grigiore culturale rispetto a città come Gallarate.

Sì, un logoramento c’è stato. Superarlo e stare nei flussi che portano i nostri imprenditori lontano, i nostri artisti in Europa, le nostre università in altri continenti, è un auspicio che tutti dovrebbero condividere. Partendo dal sistemare, come si ostinano a dire da anni gli uomini di Univa e le organizzazioni sindacali, le vie di comunicazione e le infrastrutture. Spesso ferme ad uno stadio giurassico.

18 gennaio 2010
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