Varese

Bossi è in pizzeria. E il Falò si accende senza di lui

Bossi con Rosi Mauro e Marantelli

Cronaca di una lunga serata varesina con suspence e altre amenità. Una sera speciale per Varese, quella del grande Falò di Sant’Antonio. La grande catasta di legna costruita nel pomeriggio è circondata da migliaia di varesini che sono arrivati in anticipo per conquistare il posto migliore, e che ora sono in attesa, schiacciati contro le transenne e contenuti anche da uomini delle Forze dell’Ordine e volontari vari. C’è grande attesa, come ogni anno, attorno a questo appuntamento con la tradizione cittadina.

Poco prima delle nove arrivano in piazza della Motta prima la banda, poi il gruppo in costume, infine tante fiaccole portate dalle massime autorità del capoluogo. Il vicario episcopale, Prefetto e Questore, deputati e senatori, consiglieri regionali, provinciali e comunali. Eppure c’è qualcosa che non c’è, si respira un’atmosfera di suspence. Perché? Presto detto: nella “Premiata Pizzeria della Motta” sta pranzando il ministro e lider maximo della Lega Nord, Umberto Bossi in persona.

I minuti passano, la gente arrivata in piazza, dopo avere consegnato i bigliettini augurali da bruciare, non sa più che fare e attende solo l’accensione del falò. Sì, ma ad accendere il falò vuole esserci anche Bossi. Ma Bossi vuole anche finire di mangiare la sua pizza.

Passano altri minuti ancora, le autorità si collocano attorno al falò, il commendatore Angelo Monti, un po’ il patron della manifestazione, inizia a fare pressing sul sindaco Fontana perché faccia uscire Bossi e si possa così dare inizio alle danze. In fibrillazione i leghisti, continuano a squillare i cellulari, si fa la spola tra piazza e pizzeria sulla stessa piazza, ma con un muro di persone in mezzo.

A questo punto Monti attacca con l’intervento iniziale. Spiega che questa volta il Falò è dedicato a Luca Vilardi, il ragazzo morto insieme ad altri due coetanei in un terribile incidente stradale, e alle vittime di Haiti. Ma concluso l’intervento, di Bossi si continua a non vedere neppure l’ombra. Ipotesi al vaglio: prima sia solo il vicesindaco a dare il via (“ma non voglio creare un caso politico”, dice De Wolf). Poi il sindaco Fontana e il prevosto monsignor Donnini (il quale dice “l’ura l’è l’ura”). Alla fine lo strappo: si accende il falò senza Bossi. E’ suspence.

Ma alla fine Bossi arriva, il falò è stato acceso questa volta senza di lui, lui appare accompagnato, più che dai leghisti, dall’onorevole Pd Daniele Marantelli. Anzi, tra i leghisti si nota anche qualche assenza eccellente: non c’è Maroni, non c’è l’assessore Binelli. Qualche foto, qualche intervista per Bossi, e poi via, si torna in pizzeria, ancora quella della Motta.

Ma nel frattempo il tavolo è stato prenotato da un gruppo di giovani. Sì, però è Bossi… Potrebbero cedergli il tavolo…La proprietaria è irremovibile e non cede: “Non posso mandare via dei clienti che hanno prenotato”. A questo punto bisogna dirlo a Bossi, ma tutti vorrebbero fare un passo indietro. Alla fine ci pensano il sindaco Fontana e Rosi Mauro, vicepresidente del Senato.

Sì, ma dove portare Bossi che dopo 15 minuti lascia il tavolo? La scelta cade per la dirimpettaia Panetteria Pigionatti, basta attraversare la strada. E qui, nel retrobottega, in un’atmosfera molto famigliare, vengono servite frappe zuccherate e un buon vinello. Attorno a Bossi ancora la Mauro, Fontana, l’onorevole Marantelli, l’assessore Giordano, il consigliere Ibba e altri ancora.

E così dopo i saluti di rito, dopo qualche stretta di mano a fans che lo fermano, il ministro leghista risale in auto. E la serata varesina prosegue senza di lui.

17 gennaio 2010
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