Varese

Moni Ovadia a Varese difende “lumbard” e cioccolato Lindt

La conferenza stampa al Nuovo per "Sipari Uniti"

Lancio, questa mattina presso il Cinema Teatro Nuovo di Varese, della rassegna “Sipari Uniti”, il cartellone realizzato, come capofila, dalla Fondazione Culturale di Gallarate e finanziato dalla Cariplo. Ma a tenere a battesimo questa manifestazione, è arrivato l’attore e regista Moni Ovadia, il più grande interprete della tradizione yiddish, che ha rivelato di sé un lato sconosciuto e singolare: quello di amante e difensore di tradizioni locali e dialetti.

Un attore sempre più varesino doc: oggi è stato a Varese per presentare il cartellone di “Sipari Uniti”, il 6 febbraio sarà al Teatrino G. Santuccio di via Sacco per proporre “Kavanah. Canti e storie della spiritualità ebraica” e il prossimo luglio parteciperà alla rassegna estiva, organizzata dal Teatro Blu di Silvia Priori, “Terre e Laghi”.

Ma questa mattina l’attore-regista, giunto da Torino dove ieri sera aveva proposto “Rabinovich e Popov” a Venaria Reale, si è dichiarato orgoglioso della sua “milanesità”, si è vantato di sapere ben parlare il dialetto meneghino, ma anche il bergamasco (oltre a decine di altre lingue). Anzi: l’attore bulgaro-milanese ha rivelato di avere proposto al regista Ermanno Olmi di realizzare uno Shakespeare in dialetto bergamasco (“una lingua così aspra e forte”). Ha poi tessuto l’elogio del cantautore laghée  Davide Van De Sfroos e la sua “incisività poetica straordinaria”.

Tanti gli amici nel Varesotto, a partire dal regista della serie dedicata al commissario Montalbano, Alberto Sironi. Una terra, la nostra, a cui Moni si sente molto legato, anche perché appassionato del cioccolato Lindt, di cui dichiara essersene mangiato nella sua vita “camionate”. “Bulgheroni dovrebbe farmi un omaggio”, ha scherzato l’attore. E ha evocato, sul filo del ricordo, il suo primo spettacolo di cabaret yiddish, “Oylem Goylem”, proposto per la prima volta a Cassano Magnago.

Moni si è poi scagliato contro i sostenitori della “retorica della tradizione”, che sono i veri nemici della tradizione e dei dialetti. Perché, come diceva il  rumeno Cioran, grande pessimista e grande profeta, “si abita una lingua, non un paese”.

15 gennaio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi