Varese

Segreti e tradizioni del Falò di Sant’Antonio a Varese

Nella piazza della Motta è tutto pronto per il grande Falò di Sant’Antonio, in programma per sabato sera alle ore 21 a Varese. Fin da ieri sono giunte le transenne che servono a delimitare le zone di sicurezza in cui si raccoglierà il numeroso pubblico di varesini che non vuole perdersi per nulla al mondo questa bella tradizione. Al centro sorgerà il grande Falò, che sarà incendiato, all’ora stabilita, dal primo cittadino Attilio Fontana.

Il Falò brucerà davanti alla Chiesa di Sant’Antonio Abate alla Motta, una chiesetta che è un vero gioiello di Varese, sottoposta per due anni ad un approfondito lavoro di restauro. Un lungo lavoro di ripulitura che ora permette di riammirare gli affreschi della volta della navata e del coro, opera di Giovan Battista Ronchelli.

Ma dove affonda le sue radici il Falò di Sant’Antonio? Si tratta di un’antica tradizione varesina, che ci fa andare indietro nel tempo. Durante i recenti restauri sono state scoperte tracce di una struttura esistente prima della chiesa attuale, che iniziò ad essere realizzata nel 1593. Il protettore degli animali, Sant’Antonio abate era un anacoreta e un asceta vissuto intorno all’anno 200 in Egitto. Il santo è rappresentato con un maialino ai piedi, che lo distingue dal più famoso Sant’Antonio da Padova e che lo fa chiamare “Sant’Antoni del purscell”. In Lombardia il culto di Sant’Antonio Abate è molto diffuso e spesso accompagnato da Falò: il fuoco è simbolo di purificazione e la cenere di fecondità. Forse si tratta addirittura di usanze che fanno arrivare fino ai Celti.

Molto rinomata a Varese la tradizione che collega il grande Falò alla ricerca dello sposo o della sposa da parte dei giovani. Non solo: si dice che si può esprimere un desiderio, scriverlo su un bigliettino, gettarlo tra le fiamme e attendere che si avveri.

14 gennaio 2010
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