Varese

Sant’Antoni del purscell, protettore di ragazze da marito

Ma chi era in realtà il Sant’Antonio Abate che noi festeggeremo a Varese questo fine settimana con il grande Falò in piazza della Motta?

Nella cultura popolare, sant’Antonio Abate veniva raffigurato con accanto un porcellino; i contadini, per distinguerlo dall’altro Antonio, quello comunemente detto da Padova (e che invece è di Lisbona), lo chiamavano infatti “Sant’Antoni del purscell”. Spesso era rappresentato con lingue di fuoco ai piedi ed aveva in mano un bastone alla cui estremità era appeso un campanellino; sul suo abito spiccava il tau, croce egiziana a forma di “T”, simbolo della vita e della vittoria contro le epidemie – cosa a cui semba alludere anche il campanello, che era utilizzato appunto per segnalare l’arrivo dei malati contagiosi, infatti egli è considerato il protettore per eccelenza contro le epidemie di certe malattie, sia dell’uomo che degli animali.

E’ infatti invocato come protettore del bestiame (che durante la festa viene benedetto), dei porcai, dei macellai e dei salumieri e la sua effige era in passato collocata sulla porta delle stalle. Il Santo veniva invocato anche per scongiurare gli incendi, e non a caso il suo nome è legato ad una forma di herpes (herpes zoter) nota appunto come “fuoco di Sant’Antonio” o ” fuoco sacro “.

Inoltre è ancora viva la tradizione che Sant’Antonio Abate sia il protettore delle ragazze da marito, che infatti nei paesi dovevano toccare la statua del santo per assicurarsi la sua protezione e sposarsi.

Una figura di santo molto popolare, al quale sono state dedicate anche diverse filastrocche come questa, in dialetto milanese:

Sant’Antoni del purcell

Che’l sunava ul campanell

Ul campanel el l’ha perdù

Sant’Antoni el se scundù

El se scundù de drèe a una porta

Gh’era là una dòna morta

La dòna morta l’ha sguagnì

Sant’Antoni el s’è strimii

El se strimii in una tal manera

Che tucc i ann ghe fan la fera”.

14 gennaio 2010
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