Cinema

Don Luca (Violoni) giudica don Carlo (Verdone)

Singolare primato quello dell’ultimo film di Carlo Verdone, “Io, loro e Lara”. Una storia agrodolce che racconta di un sacerdote, missionario in Africa, che ritorna dalla famiglia a Roma, in preda ad una crisi spirituali. Ma dove il sacerdote dovrebbe trovare pace e tranquillità, trova invece un mondo capovolto, con rapporti umani in preda al caos. E così, il malinconico e bonario don Carlo diventa re degli incassi, sbaragliando le altre pellicole nelle sale.

Un film che ha scatenato uno tsunami di polemiche, con gli stessi cattolici divisi sulla figura del missionario interpretata dall’attore romano. “Troppo nichilista per essere cattolico”, tuona Vittorio Messori dalle colonne del Corrierone. Monsignor Dario Viganò, responsabile per il cinema della Cei, ammorbidisce i toni e riporta il film alla vecchia commedia all’italiana.

Ma cosa ne pensa un sacerdote come don Luca Violoni, ora impegnato all’Ufficio economico della Curia milanese dopo essere stato per anni a Varese una figura di riferimento? “Certamente il successo di questo film ci dice come il sacerdote costituisca una figura che continua a far riflettere”. C’è però il rischio che il regista romano “inquadri il prete troppo a livello individuale, porti l’obiettivo sul singolo prete, il quale può essere brillante, confuso, indeciso, ma certamente risulta impoverito”. Perchè? “Perchè la visione di un prete senza la sua comunità, distinto da essa, è una visione assai riduttiva, punta l’attenzione su un pesce fuor d’acqua”.

Resta il fatto, continua don Violoni, che i preti veri li abbiamo incontrati tutti nel corso della vita, e nei momenti più diversi. Possiamo, dunque, farci un’idea personale. Ma, visto dal punto di vista del prete, questa conoscenza diffusa carica il prete stesso di una grande responsabilità. “Al di là del singolo, la gente ricava dall’incontro con il prete un giudizio sulla figura del sacerdote in generale e, a volte, anche sulla Chiesa. Questo se da un lato pesa come responsabilità, offre dall’altro una preziosa chance, un’occasione straordinaria per diffondere valori e messaggi importanti”.

13 gennaio 2010
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