Varese

A terra il cartello col nome del partigiano. Motivi politici?

L’insegna stradale è a terra da venerdì. Sono cinque giorni. Messa di traverso proprio davanti alla Questura di Varese, a due passi dalla Prefettura e da Villa Recalcati (foto a sinistra). Ben visibile. Abbandonata alla base dell’asta di metallo che la sorreggeva. Porta il nome di Luigi Ghiringhelli, il partigiano della formazione “Lazzarini” fucilato nel prato delle Bettole il 7 ottobre 1944 con Elvio Copelli e Evaristo Trentini da un plotone di allievi ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana del colonnello Enrico Bassani. Fu un rastrellamento nato da una delazione.

Nessuno sino alle 19 di martedì 12 gennaio se ne è ancora accorto. Né un agente di pubblica sicurezza né della polizia locale. O se qualcuno se n’è accorto è passato oltre senza avvertire il bisogno di avvertire le autorità municipali.

Non c’è dubbio che il fatto sia stato opera di malintenzionati. Resta da accertare se l’azione abbia un significato politico. Se sia cioè uno sfregio alla memoria del giovanissimo combattente per la libertà catturato, assieme ad altri compagni, all’alba di quel giorno d’autunno avanzato alla cascina “Gera” di Voldomino presso Luino. Quattro partigiani furono massacrati sul posto. Altri cinque a Brissago Valtravaglia. Gli ultimi tre a Varese perchè i cittadini capissero che con la Rsi e coi tedeschi non si poteva scherzare. Un feroce avvertimento nel pieno di quel mese di sangue che insanguinò tutta la provincia. Ghiringhelli, Copelli, Trentini, andarono alla morte sereni, benedetti da don Tornatore, il direttore dei Piccoli di Padre Beccaro il cui Istituto sorgeva a poche centinaia di metri.

Ora è opportuno e doveroso che la insegna venga ricollocata al posto originale. E’ già stato scandaloso che sia trascorso tutto questo tempo.

12 gennaio 2010
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