Varese

Così si condanna un partigiano. Ma la verità dove sta?

Sono state considerate offensive le parole rivolte dal partigiano Renato Morandi, il mitico “Carletto”, tra i fondatori della 52a Brigata Garibaldi “Clerici”, all’autore di un libro su un episodio della Resistenza di 65 anni fa. Anche se non si procederà contro l’ex partigiano, perché il reato di diffamazione a mezzo stampa è prescritto. Così ha deciso ieri il gup del Tribunale di Varese, il giudice Giuseppe Battarino.

Al centro del processo un episodio di Resistenza armata, nel durissimo scontro che oppose i nostri partigiani alle truppe nazifasciste, quella lotta che ha posto le basi della nostra Repubblica democratica, non dimentichiamocelo mai. In particolare, si tratta dell’episodio, avvenuto nell’agosto del ’44, alla cascina Logh di Guanzate, nel Comasco. Lì furono passati per le armi due appartenenti alle Brigate Nere. Un delitto, secondo lo storico Festorazzi, seguito a torture efferate. Un passaggio drammatico ma tutto interno alla Resistenza, per Renato Morandi.

Così ieri la decisione del giudice, che peraltro ha elogiato il volume su Gianna e Neri scritto dagli storici Cavalleri e Giannantoni, in quanto “contributo razionale, documentato, sereno e continente” sul periodo.

Ora resta sul tavolo un problema di non poco conto: come andarono veramente i fatti? Come ha scritto Festorazzi o come hanno scritto Cavalleri e Giannantoni? Se hanno ragione questi secondi, e dunque Festorazzi torto, come possono essere diffamatorie le affermazioni del comandante partigiano?

E’ l’ennesima volta che si affronta il tragico periodo della notte di Salò e della coraggiosa lotta di Resistenza. E, al di là dei processi e delle sentenze, è necessario ricordarci che in quel momento c’era chi stava dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata. Nessuna confusione in proposito, nessun ripensamento sul fatto che la storia può essere condivisa, ma la memoria (anche quella storica) deve mantenere ben ferme le differenze storiche, politiche, morali.

9 gennaio 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 commenti a “Così si condanna un partigiano. Ma la verità dove sta?

  1. Morandi silvana il 27 aprile 2010, ore 10:42

    Io la conosco la verità. La verità è quella raccontatami da mio padre”Carletto” per tanti anni,con l’orgoglio nel cuore ma anche il dolore per la scelta di aver dovuto dare l’ordine di eliminare dei prigionieri;io conosco perchè conosco l’onestà e l’anelito alla verità che lo ha contraddistinto in anni di militanza nella vita pubblica,ma anche nelle sua quotidianità,nell’educazione ai valori di libertà e onestà ad ogni costo;Io sò,perchè lo vivo ancora oggi,il male che menzogne e sporcizia che lo hanno infangato hanno rovinato la vecchiaia di un uomo buono e altruista,che ancora oggi a 87 anni crede negli stessi valori ma un po’ meno nell’uomo. Vorrei adesso solo silenzio e rispetto. la vergogna la lascio a chi,in malafede,ha fatto così male. grazie. Silvana Morandi

  2. Giovanni Zappalà il 5 giugno 2011, ore 01:22

    Sconvolgente.

  3. gianni morandi il 5 ottobre 2013, ore 09:42

    la verità la dice il partigiano renato morandi mitico carletto che combatte sulle montagne contro i luridi fascisti par liberare l’italia dalla dittatura del duce cugino del grande partigiano renato morandi il mio nome è gianni morandi di Secugnago

Rispondi