A Busto sono “Moderni ma non troppo”. Fino al 31 gennaio

"Le vecchie" di Montanari

Varese e provincia straripano di eventi culturali: presentazioni di nuovi volumi, incontri con gli autori, concerti, conferenze, rappresentazioni teatrali e… mostre? Poche. Sempre troppo poche, soprattutto quelle valide, specialmente quelle che si focalizzano sullo “storicizzato”. Scontate le personali auto-celebrative, semplici le inaugurazioni di collettive di artisti viventi, un po’ più ricercati e d’effetto gli happening e le performance dal vivo; ma di esposizioni -con più di uno o due quadri- di nomi storici legati tra loro soprattutto da una tematica, un fil rouge che magari si sposi perfettamente anche con l’ossessione nostrana di rivalutazione del locale… è evento che non può passare inosservato.

A Busto Arsizio a Palazzo Marliani Cicogna sarà possibile visitare fino al 31 gennaio “Moderni ma non troppo”, un’esposizione piuttosto corposa che conta una novantina di opere, espressione del collezionismo borghese e industriale bustocco di inizio ‘900. Spicca fra tutte la raccolta di Giuseppe Noferini, personalità di risalto del cotonificio Dell’Acqua-Lissoni-Castiglioni che, da buon toscano, si era circondato di opere di pittori del movimento macchiaiolo, post macchiaiolo e di diverse scuole italiane. L’immagine simbolo della mostra bustocca non poteva non essere un “gioiello” della sua collezione: il “Carro pisano” di Luigi Gioli in cui si respira a pieni polmoni il caldo profumo dell’estate nelle campagne fiorentine e il duro lavoro dell’uomo, entrambi fissati in una tela dalle cromie raggianti e da un impianto compositivo di estrema innovazione. A quest’opera si accostano il piccolo ma grazioso acquerello di Francesco Mancini, raffigurante un vivace “Cavallo in corsa”, l’enigmatico e fascinoso “Pittore dell’Oca Bianca” di Giacomo Favretto, un pregevole Giovanni Malesci che attende di essere rivalutato dalla storiografia artistica e le due perle: i “Buoi alla mangiatoia” di Giovanni Fattori e il malinconico volto di una nostalgica donna, che Silvestro Lega ha chiuso in un tondo e circondato da simbolica edera.

La raccolta d’arte dell’architetto Paolo Candiani lascia senza fiato per il “benvenuto” offerto al visitatore da un’elegante e sensuale “Lina Cavalieri” di Cesare Tallone e la mostra raggiunge il suo climax nella sala contenente  gli artisti “di casa”: Giuseppe Montanari e Domenico De Bernardi. Il primo rapisce lo sguardo con il grande quadro “Le vecchie”, opera con la quale vinse nel 1925 la medaglia d’oro alla Biennale di Brera. Accanto a questo “Pugilatori” di arcumeggiana memoria e gli immancabili “Ciclisti”. Per gli amanti del paesaggio, invece, il pittore di Besozzo incanta con le sue vedute del Sacro Monte, le cime innevate che fanno da sfondo a “Cerro, la strada nuova” e l’animato “Mercato di Gallarate”. Altro c’è da scoprire con i propri occhi.

La si potrebbe quindi definire una mostra … da catalogo. Già, perché l’allestimento lascia purtroppo alquanto a desiderare. Quadri appesi al muro senza un criterio prestabilito con altrettante didascalie “volanti”, fuorvianti cartelli indicanti il percorso di visita, vetri e cornici bisognosi di interventi di pulizia e messa in ordine, stanze adibite a deposito nelle quali il visitatore si imbatte per poi ritornare sui propri passi.

Consiglio dalla redazione: recatavi “nella bassa” e onorate una mostra comunque gradevole; l’ingresso è gratuito e il catalogo, a pagamento (20 euro), merita di essere acquistato anche perché con questa spesa potreste contribuire a un miglioramento nella futura mostra. Come a dire: incoraggiamo i pochi , ma buoni e validi  propositi.

8 gennaio 2010 - Chiara Palumbo - redazione@varesereport.it
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