Varese

Silvio Raffo: la cultura a Varese? Tanta. Ma Milano…

Silvio Raffo

Mentre parla, si aggira tra i libri, le locandine, le foto, le poltrone. Un vetro è incrinato, e qualche alito di vento gelido si insinua tra gli scaffali della “Piccola Fenice”. Forse in omaggio alla sua passione, da sempre, per i brividi del thriller, che si è felicemente rinnovata con il suo ultimo romanzo “Dependance. Il caso Evelyn Grant” (pubblicato dalla A.Car.). Silvio Raffo, poeta, scrittore, traduttore, si ascolta sempre con interesse. E’ uno dei pochi, certo non l’unico, che fa cultura a Varese da decenni, ma con la sua forte individualità non può essere iscritto a questo o quel “coro”, non ha in tasca questa o quella tessera. Per fortuna sua e nostra.

E, dunque, è un testimone ideale per conoscere lo “stato di salute” della cultura a Varese in questo passaggio di anno. Sorride, il professore del Cairoli. “Sono stato giurato al Festival dei Corti del Cavedio. Ho organizzato il festival di poesia “Finché vivi splendi”. Ho presieduto il primo convegno del Premio Morselli. Non mi pare che a Varese si faccia poco. Per non parlare del traboccante dilagare del Premio Chiara. Però…”. Però? “Forse tante cose si fanno, ma pochi le conoscono. Dovrebbero essere pubblicizzate a dovere, magari dal Comune o dalla biblioteca, magari in un bello schermo in piazza Monte Grappa”.

Tanta cultura, d’accordo. Ma i giovani? “I giovani? La maggior parte sono degli zombi. Hanno una ridotta capacità, a causa dei tempi in cui viviamo, di comprendere l’essenza dell’arte e della cultura. Del resto diffondere arte e cultura costituisce un po’ una lotta contro i mulini a vento”. Naturalmente, ci sono eccezioni. “Pochissime, ma di altissimo livello. Una minoranza assoluta di giovani”. In realtà, sono sempre stati pochi questi giovani. Anche quando fu fondato il circolo di Masnago, nell’ormai lontano 1986, si aggiravano pochi giovani talentuosi. Da Aldo Nove a Luca Traini, passando per Laura Branchini e Gianni Forte. Quei giovani che archiviarono i libri del circolo vergando a mano un registro. Che a sfogliarlo ora, pensi di toccare un oggetto di un millennio fa. “Ma qui in nulla sono entrate le macchine”, dice Raffo scherzoso.

Cultura a Varese. Significa anche teatro. “Mi piace poco il teatro in generale. L’Apollonio non lo seguo. Preferisco Milano, le cose del Teatro dell’Elfo: mi piace il teatro intelligente, alieno dai luoghi comuni e da ciò che è trendy”. E il cinema? Frequenta il multisala Impero? “A dire la verità vado di più a Milano”. Un vero metropolitano… “Per nulla, sono un po’ crepuscolare, amo la campagna, la solitudine”. Tuttavia, Silvio Raffo si divide equamente tra Varese, dove insegna, e Milano, dove lavora parecchio. Sta seguendo la pubblicazione, da Crocetti, delle poesie di una poetessa americana, Sarah Teasdale, grande e sconosciuta (il libro si intitolerà “Gli amorosi incanti”).

A Varese, invece, Raffo presenterà, il 27 gennaio, alla Libreria Feltrinelli, l’ultimo libro thriller, “Dependance”. La copertina è misteriosa, con il viso dell’autore che appare da dietro una maschera. Un libro che arriva dopo una vita di passione per autori di gialli. Come dice lui un “mistery della pische”. Molto dark. Molto thriller. Molto Raffo.

2 gennaio 2010
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Un commento a “Silvio Raffo: la cultura a Varese? Tanta. Ma Milano…

  1. gabriella gamberoni il 29 maggio 2013, ore 19:29

    ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere ill grande e geniale Silvio Raffo. ho trovato l’isola felice e di cultura della Piccola Fenice, lo ho conosciuto come ottimo prof del liceo cairoli, come poeta, come scrittore, attore, critico traduttore. l’unica parola per descriverlo intelligentemente geniale. a questa sera con l’incontro culturale per tutti gli amici della Piccola Fenice.Grazie prof. por avvicinarci alla cultura ed alla filosofia

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