Varese

Io, varesino, ho visto infrangersi il sogno di Gaza

Sette giorni in viaggio, con la delegazione internazionale della marcia per Gaza, 42 Paesi partecipanti, e sette ore di “girato”. Fotogrammi di un documentario che immortala il progressivo  sgretolarsi di un sogno: quello di raggiungere la Striscia per celebrare il primo anniversario dei bombardamenti israeliani. E invece no, quell’approdo si allontana sempre di più e diventa  un miraggio. “Quando abbiamo capito, all’ambasciata italiana al Cairo, che a Gaza non ci saremmo mai arrivati, tra noi c’è stato sconcerto, rabbia, spaccature. Un sogno infranto”. Parla Maurizio Fantoni Minnella, critico cinematografico e scrittore, uno dei 12 varesini che hanno partecipato all’iniziativa. Ed è lui l’unico che ha realizzato, in quei giorni convulsi, un documentario che, forse, avrà per titolo “Caos totale”, e che è stato realizzato da Fantoni insieme a Gianluca Dall’Osto, operatore professionista trentenne di Avigno, ed è il primo frutto della combattiva, neonata associazione culturale “Free Zone”.

Le immagini del documentario del direttore del Festival del Documentario di Varese, scorrono nel suo racconto. Una vicenda con lati drammatici, ma anche paradossali e sorprendenti. A partire dall’arrivo al Cairo. Quando la delegazione italiana viene lasciata senza aiuti umanitari (tra cui un’apparecchiatura per la Tac) ed effetti personali: pullman sequestrati. “Ci siamo dovuti incamminare nel traffico infernale della megalopoli egiziana con i pochi bagagli in spalla – continua Fantoni Minnella -. Neppure i taxi si fermavano. E se lo facevano, venivano multati”. Sei chilometri per arrivare al presidio davanti all’ambasciata italiana.

All’ambasciata si scopre che il divieto di passare dal valico di Rafah (la porta della Striscia di Gaza, ndr.) è tassativo da parte delle autorità egiziane. Un momento di grande sconforto. E l’idea che il documentario avrebbe dovuto cambiare obiettivo. “Quello che doveva documentare il viaggio nel Sinai e la manifestazione a Gaza, si trasformava in un documento di denuncia della situazione in cui ci siamo trovati per sette giorni”. Una situazione in cui non è mancata la violenza. Il 31 dicembre, un presidio a fianco del museo egizio, finisce in violenza subita dai pacifisti. “Eravamo stretti da un triplo cordone di polizia, dove c’erano sì i ragazzi-poliziotto, ma anche i duri anti-sommossa”. Spintonati, ma non caricati, i manifestanti restano chiusi in una morsa, dove delle donne cadono a terra. “Per avere aiutato una di queste, la nostra amica Paola Mattavelli si è presa un pugno sul naso – racconta Fantoni Minnella -. Poi è stato aperto un varco da cui ci hanno fatto uscire”.

In realtà due pullman sono partiti alla volta di Gaza, in gran parte pieni di americani dell’associazione Pink Code. “Abbiamo documentato anche il momento della partenza, all’alba, con la contestazione da parte di chi non poteva partire”. A quel punto l’esperienza si frantuma. Chi decide di restare, chi decide di tornare. “Io sono tornato. Non volevo correre il rischio di fare il turista al Cairo”. Ma resta forte la consapevolezza di essere stato al servizio di un’opera di verità e di documentazione. E la voglia di continuare a lottare contro le ingiustizie, magari proprio con la cinepresa come arma.

Le foto sono di Maurizio Fantoni Minnella

2 gennaio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi