Volontariato

Cena di Capodanno a Giubiano. Si brinda insieme contro le difficoltà

La cena di Capodanno a Giubiano

Raggiungono alla spicciolata la palestra dell’oratorio. Qualcuno arriva dalle stazioni, qualcuno da casa, ma non mancano neppure coloro che prima sono passati dalla mensa delle suore di via Luini a ritirare un pacco. Non si può mai sapere, magari si arriva lì e non c’è più nulla da mangiare. A tavola, per questo primo cenone di Capodanno riservato a chi si trova in difficoltà, che si svolge presso l’oratorio di Giubiano, sono una cinquantina. Homeless e persone alle prese con la solitudine, con la fatica di sfangarla ogni giorno. E poi tanti stranieri, giovani, lavori spesso saltuari, una gran voglia di tornare a casa.

Una cena dell’ultimo in piena regola, inventata da un gruppo di volontari impegnati nelle mense varesine. Una cena che offre tortellini in brodo e, ai musulmani, tortelloni con ricotta e spinaci. E poi le tradizionali lenticchie con il cotechino e, per i musulmani, pollo. Si chiude con panettone e un bicchiere di spumante per tutti. La tolda di questa grande iniziativa sta nella cucina, dove fin dal primo mattino si alternano instancabili ai fornelli e lavorano per organizzare la cena Gabriele, Jolanda, Valeria, Federico, Gaetano, Luisa. Ma nella palestra, con il passa-parola, con il tam tam silenzioso e nascosto del volontariato (che non fa annunci, ma lavora sodo), qui è arrivata una cinquantina di persone, ragazzi e ragazze dell’Azione Cattolica, degli Scout, delle parrocchie. Una bella esperienza anche per loro: provengono da posti lontani tra loro, si incontrano qui per la prima volta. Arrivano da Varese, Gemonio, Cairate, Cugliate-Fabiasco, Castiglione Olona, Lavena Ponte Tresa, Porto Ceresio, Morosolo, Gallarate, Tradate.

Tanta disponibilità a venire qui per cucinare e servire a tavola, ma anche diversi aiuti arrivano dal territorio. La Coop, il Panificio Marzoli, il fruttivendolo Eugenio Dell’Ova, l’Associazione Panificatori, il bar di via Monte Rosa. E poi cittadini comuni che hanno portato borse piene di spesa, interi prosciutti, cassette e cassette di frutta e verdura. Tanto qui nulla va sprecato: quello che non si utilizza, finisce dritto dalle suore di via Luini. Laura, Nunzio, Federico, Laura sono venuti qui a portare viveri. Tanti che non credono, come qualcuno dice a Palazzo, che i poveri a Varese non esistano. Qui ci sono e vivono insieme qualche ora.

La cena prosegue, li ospiti gradiscono, qualche piccola discussione s’accende, subito spenta con il sorriso dall’intervento di qualche robusto volontario. E’ soddisfatto anche il padrone di casa, il parroco di Giubiano don Giuseppe Pellegatta. “E’ una bella iniziativa, che dimostra come tanti, soprattutto giovani, preferiscano passare le ultime ore dell’anno a servizio degli altri”. Un momento che rende visibile un popolo di persone in difficoltà che don Giuseppe conosce bene. “Sì, attraverso la Caritas veniamo in contatto ogni giorno con famiglie in difficoltà – continua il parroco -, che si nascondono per pudore, persone che hanno perso il lavoro, che vengono aiutate dal fondo della diocesi di Milano (sei casi)”. E poi ci sono gli stranieri. “Ognuno è una storia a sé, spesso vivono con fatica, con il miraggio di tornare a casa un giorno”.

Nella palestra dell’ratorio di Giubiano tutte queste persone stanno lontane, per un paio d’ore, dai problemi di sempre. Sorridono e si abbracciano, mentre si stappano le bottiglie di spumante a mezzanotte. E dopo, grazie alla vecchia, cara tombola, vincono indumenti che si scambiano, felicemente, per una volta capaci loro di donare qualche cosa agli altri.

1 gennaio 2010
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