Varese

La neve scende. E la rabbia sale

Riceviamo dal segretario del Pd di Varese Roberto Molinari e volentieri pubblichiamo.

Caro Direttore,

mi permetto di prendere un po’ del tuo tempo per raccontarti una storia, una storia molto comune in questi giorni. Io sono, per lavoro, un pendolare. Viaggio con la mia macchinina tutti i giorni da Varese a Legnano e viceversa.

Venerdì sera, ovviamente, come molti sono stato bloccato dalla neve. Giunto a Masnago, all’altezza dell’ex seminario, per arrivare a casa, ad Avigno, ci ho messo 50 minuti.

Poco se pensiamo a chi è arrivato in tarda notte tenuto diverse ore in strada dalla neve – poca a dire il vero -, dalla mancanza di salatura in tempi efficaci e dal ritardato allarme lanciato dal nostro Comune ai mezzi.

Ma questo è già storia passata.

Ieri mattina ( 21 dicembre ) come ogni mattina mi sono recato al lavoro. Ero ben conscio che durante la giornata vi sarebbe stata una copiosa nevicata per cui, era mia intenzione, lasciare l’auto nei pressi dell’ufficio e prendere poi un treno per recarmi a casa.

In parole povere mi sono adeguato – un adeguarsi sincero – all’appello lanciato anche dal nostro Sindaco a non mettersi in marcia con le auto per non intasare le strade e rendere difficile il lavoro di sgombero neve.

Bene, il treno che ho preso a Legnano è arrivato con 20 minuti di ritardo. Poco male se si tiene conto che il treno successivo è stato soppresso. La carrozza su cui mi sono seduto – con difficoltà ovviamente visto che i treni soppressi in precedenza erano già stati diversi – era fredda. Anziché aria calda usciva aria fredda.

Arrivato a Varese ho dovuto aspettare più di una ora l’arrivo di un bus.

Ora la domanda che mi sono fatto, ma che si sono fatti diversi altri lavoratori come me è stata molto semplice. “Ma è possibile che in questo nostro Paese non c’è mai niente che funzioni? È possibile che bastino pochi centimetri di neve e non si viaggi più? I treni non partono, sono soppressi – come se uno non dovesse tornare a casa – e se partono accumulano ritardi. I bus anziché, ma lo stesso discorso varrebbe anche per i treni – i bus non solo viaggiano con spaventosi ritardi, ma anziché essere aumentati di numero in occasioni come queste, proprio per favorire i cittadini, sembra quasi che diminuiscano”.

Insomma, per farla breve, ma dove vogliamo andare se ogni volta che i cittadini seguono le indicazioni delle nostre  amministrazioni, i mezzi pubblici  sono fonte di maggior disagio?

Direttore, chiudo con una aneddoto. Mentre aspettavo il bus in corso Moro ho incontrato un amico giornalista. Con lui abbiamo scambiato diverse battute su quel che stava accadendo. Bene ad un certo punto è sbottato – anche lui – prendendosela con l’AVT e il trasporto pubblico. Ho dovuto redarguirlo. L’AVT non ha in mano il trasporto pubblico della città di Varese. Questo è gestito da una società privata la Sila. Il trasporto pubblico a Varese è stato privatizzato nella scorsa legislatura dall’Assessore Nicoletti, oggi all’opposizione, e dall’allora Sindaco leghista.

Bene. Rimango ancora convinto più che mai che la privatizzazione di un siffatto ramo strategico per la città sia stata una sciocchezza. E le cose si vedono ampiamente oggi.

Che potere ha il Comune di Varese verso una società privata a cui ha dato in appalto un servizio? Che potere ha una Amministrazione nei confronti di una società privata che deve fare utili?

Io credo che settori come questi debbano essere gestiti dal pubblico proprio perché attraverso la fiscalità generale si può sposare il bene comune e dividere i costi sui molti. Lo stesso dicasi per le nostre ferrovie regionali.

A proposito, ma chi risponde del disastro dei treni lombardi? L’Assessore Cattaneo?

Un cordiale saluto.

Roberto Molinari

segretario del Pd cittadino di Varese e consigliere comunale

22 dicembre 2009
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