Musica

Con i King’s Singers le melodie del Natale riscaldano Varese

I King's Singers

I King's Singers

I King’s Singers, di scena questa sera, sabato 19, alle 20.30 al Salone Estense (sold out, come nelle aspettative degli organizzatori) per il concerto natalizio della Stagione Musicale Comunale, conoscono la nostra città come le loro tasche. La rivista “Musica” di Zecchini Editore sponsorizza nuovamente la rassegna, ed è un bel sponsorizzare quando un sestetto che fa la spola dall’Europa alla Cina, dalle Isole Azzorre agli Stati Uniti passa sette mesi della sua vita inanellando 120 concerti senza sosta. Viaggi della durata di poche ore di alcuni giorni, per una formazione che vede la new-entry del controtenore ventiseienne Timothy Wayne-Wright.

L’identità di un gruppo è sacra e a quella si sacrificano affetti privati e tempo libero. Fabio Sartorelli, direttore artistico della Stagione, afferma che “è ovvio, e del tutto naturale, che nei decenni i compositori siano cambiati. Cambiano le persone, cambiano le voci e cambiano le esigenze familiari”. Uno dei King’s Singers, lo scorso anno, è diventato padre e per l’identità ha mollato gli amici. Nessuno se ne è avuto a male, perché per il futuro di un ensemble così ben collaudato, conosciuto e ammirato, la fama è un valore ,a non una certezza. Quindi va difesa.

I KS tornano a Varese, e questa volta lo fanno con un programma interamente dedicato al Natale dal titolo “Joy To The World”. Personalmente avremmo preferito ascoltarli in Basilica o in una chiesa dall’atmosfera raccolta, ma il Salone ovvierà alla mancanza della giusta locazione. D’altronde a Palazzo Estense il gruppo è ormai affezionato, a tal punto da citare, in una lettera di ringraziamento spedita da Londra nel gennaio del 2009 a Sartorelli, “quegli indimenticabili scenari…dove il pubblico era caldo ed entusiasta”.

Lo sarà anche sabato, perché molti fra i brani in scaletta fanno parte dell’immaginario collettivo e spesso accompagnano le famiglie nel loro cammino verso la Notte Santa. Non solo “What Child is this?” e “Lullaby my liking” ma anche “Veni, veni Emmanuel”, “Stille Nacht”, “Rise up, shepherd, and follow”. Poi, due episodi di Camille Saint-Saens: “Calme des Nuits” e “Serenade d’Hiver”. Altro che banalità! Quando i King’s entrano in scena si sa già cosi ci si potrebbe aspettare: simpatici e furbi, non avrebbero resistito così a lungo nel circuito mondiale se non fossero in grado di conoscere la natura umana. Per loro l’arte è lo specchio della vita e degli eventi che l’accompagnano. Così il Natale con loro sarà un vero Natale di armonie e pace interiore.

Chi pensa ad una performance soporifera, perché il canto a cappella è sempre un cavallo da domare, è fuori strada. Il contrappunto dei King’s è pulito, l’intonazione simile al raso, i giochi timbrici e le nuance al pari di Sole e Luna. Di fronte a tanta passione e stoicismo professionale ci si può solo inchinare. Perché proprio i KS, che provengono dall’Inghilterra – una fra le patrie più formali, accademiche, rigorose in fatto di etichetta – dal 1968 si sono fatti portavoce della libertà dell’interpretazione. Il che significa, come sottolinea nuovamente Sartorelli, “antiaccademici, curiosi e dotati di un forte senso di identità”. Se così non fosse, non potremmo spiegarci il fatto di cotanta ammirazione da parte dei loro fan, vecchi e giovani. Folk, pop, jazz. Musica antica e Beatles. E tutto votato ad una linearità espressiva che non ha eguali in tutto il mondo. Non ci si deve sentire imbarazzati, se all’ascolto del sestetto correrà un brivido lungo la schiena.

Oggi, l’ascoltatore medio è soprattutto emozionale e non certo tecnico. I King’s Singers lo sanno bene, ed è per questo che affermano: “Diamo vita a esecuzioni emozionanti, che non siano solo perfetti facsimili della pagina scritta”. Vogliamo crederci, anche se la vera bravura dell’ensemble sta proprio nell’aver trasformato il virtuosismo in un nuovo sentimento.


19 dicembre 2009 Davide Ielmini d.ielmini@varesereport.it
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