Varese

Varese nelle antiche stampe. Il rettore Dionigi: torna la Storia pubblicata dall’Insubria

163_battagliaFolto pubblico alla Galleria Ghiggini di Varese per la presentazione del terzo volume della “Storia di Varese” promossa dall’Università dell’Insubria, che ha per titolo “Varese nelle antiche stampe. XVII-XIX secolo”. Un volume, come ha sottolineato il magnifico rettore Renzo Dionigi, “esce ad un anno di distanza dal precedente dedicato allo Sport”. Uno stop che è stato superato anche cambiando editore: questo volume e i successivi, a differenza dei precedenti (pubblicati da Nicolini), sono condizioni tra Insubria University Press e l’Editoriale Giorgio Mondadori. Il professor Dionigi ha annunciato anche l’imminente uscita dei due volumi dell’opera dedicati alla storia dell’arte di Varese e anche il successivo volume sull’archeologia.

La professoressa Claudia Storti, direttore scientifico dell’International Research Center for Local Histories, ha sottolineato come questo volume “propone un’immagine di Varese che i varesini hanno dimenticato”. L’immagine di una città piccola e famosa, caratterizzata – come testimoniano le 385 stampe pubblicate – da grandi episodi di eroismo, ma anche da figure di imprenditori come Vittorio Dandolo, imprenditore agrario. Non mancano neppure le stampe più classiche, come paesaggi, giardini, frontespizi di libri.

Ha poi preso la parola Michele Tavola, storico dell’arte ed esperto di grafica, giornalista del quotidiano “La Repubblica”, che ha ripercorso la storia delle stampe, da strumento per la trasmissione delle immagini prima della comparsa degli apparecchi fotografici, fino a strumento di produzione di oggetti sfruttabili commercialmente, come le immaginette sacre.

Il rettore Dionigi ha dichiarato che i prossimi volumi saranno presentati ancora presso la Galleria Ghiggini.

18 dicembre 2009
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Un commento a “Varese nelle antiche stampe. Il rettore Dionigi: torna la Storia pubblicata dall’Insubria

  1. fernando il 7 febbraio 2010, ore 08:11

    Evviva……
    anzi no!
    Note in margine al terzo volume della storia di Varese

    E’ arrivato anche per Varese il catalogo delle stampe illustranti la città.
    Dopo Milano ( 1969-70 ), l’insuperato elogio del Lago Maggiore ( 1973 ), Como ( 1976 ), lago di Como (1978), Lecco ( anni ’90 ), Canton Ticino ( 2003 ), anche Varese ha la sua raccolta.

    Fa seguito al bellissimo primo volume dedicato a Sacromonte ed a quello modesto e ” giornalistico ” dedicato allo sport.

    Come tutte le opere prime servirà da base per ulteriori aggiornamenti e approfondimenti.

    Esaminiamo in dettaglio il libro, con spirito critico ma costruttivo, da modesto collezionista deluso.

    Un primo disappunto, prendendo in mano il volume, è dato dalla copertina e dal dorso, differenti dai due precedenti volumi : in libreria stonerà moltissimo accanto agli altri due.

    Il volume inizia con un saggio che pare abbia avuto come principale supporto bibliografico il saggio di Mazzocca. Cita uno sconosciuto editore Ferdinando Stella che probabilmente è Anton Fortunato Stella.

    La parte iconografica, divisa in dieci sezioni è interessante, anche se spesso si sono privilegiati ingrandimenti di xilografie, tratte da giornali e quindi molto comuni e non le stampe più rare e antiche o di complessa lettura.

    Bisogna dire che quando si parla di catalogo di stampe tutti intendono le vedute.
    Qui si è fatta una commistione, tra vedute, santini, ritratti e incisioni di riproduzione. La presenza di una sezione dedicata al Dandolo è superflua.
    La catalogazione delle stampe è aberrante: nessun riferimento bibliografico, quindi non è un catalogo ragionato. Nessuna collocazione. Nessun riferimento alla rarità della stampa, Mancanza sovente nelle stampe più antiche dei diversi stati.
    Ci sono errori di catalogazione nella dimensione come alla scheda 83.
    Non esiste una tabella in ordine cronologico, per saper quali sono le incisioni più antiche devo sfogliare l’intero volume!
    Mancano alcune vedute di Butler, Harding, Michallon …

    La parte finale dedicata alle note biografiche è di una semplicità sconcertante, senza indicazioni bibliografiche e con un errore madornale vedi alla voce Bernardino Castelli : pittore trentino!!!!

    Il marchio universitario non aggiunge nulla all’ opera, anzi dequalifica il marchio stesso.
    Che delusione!!!!!!

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