Teatro

Successo travolgente per Brignano. Monologo graffiante, ma non troppo

Il comico Enrico Brignano

Il comico Enrico Brignano

Accoglienza trionfale del pubblico varesino per lo spettacolo sold out di Enrico Brignano, “Sono romano ma non è colpa mia”, andato in scena ieri sera al Teatro Apollonio di Varese. L’attore romano quarantatreenne, uscito dall’accademia di Gigi Proietti, ma lanciato al successo dalle partecipazioni al “Maurizio Costanzo Show” e dalla fiction tv “Un medico in famiglia”, si è prodigato per tre ore consecutive di battute, monologhi, canzoni, imitazioni. Uno spettacolo che, come ci ha detto lo stesso attore a fine spettacolo, “è difficile definire, è difficile stabilire se si tratta di uno spettacolo con canzoni o di un monologo lungo”. Certamente, continua l’attore, “alle sue spalle c’è un lavoro significativo, un libro (che ha il titolo di questo spettacolo, ndr.) e un rodaggio televisivo”.

Lo spettacolo si articola in diversi momenti. Nella prima parte Brignano evoca la vita di un normale ragazzo romano, che in una borgata della capitale organizza le feste con gli amici in garage, affronta i primi amori e i primi baci. Viene poi il turno dei padri nobili della storia romana, impersonati da un Giulio Cesare che, sul punto di morte, cerca di pronunciare una frase famosa da tramandare ai posteri. Da Giulio Cesare ai rivoluzionari, Robespierre, Fidel, Mao, per dimostrare che “i romani non hanno la rivoluzione nel Dna”. Infine c’è la Roma di oggi, perennemente intasata di traffico, con i raccordi anulari impraticabili, con gli ausiliari del traffico sempre in agguato. Una Roma che evocava la città eterna immortalata da Fellini nella pellicola omonima.

Brillante e veloce, l’attore comico inanella frequenti giochi di parole, espressioni gergali, parole in dialetto, in un caleidoscopio di ricordi, personaggi, situazioni che suscitano applausi a ripetizione. Un filo narrativo robusto sostiene il monologo e le canzoni scritte da quel grande compositore che è Armando Trovajoli, un filo rosso che, però, l’attore è capace di interrompere all’improvvviso per dire ai due ultimi spettatori giunti in platea “eravamo in pensiero, ma abbiamo voluto incominciare anche senza di voi”. Un ruolo difficile, quello di Brignano, esponente della terza generazione di attori comici romani: dopo le origini di Fabrizi e Sordi, e dopo il grande estro del “padre” Proietti.

Ma più che il suo maestro di teatro, Brignano evoca piuttosto un altro comico romano della stessa generazione, Enrico Montesano. A Varese il comico romano lo ha ricordato con l’accurato evitare la satira contro i potenti, il gusto per il travestimento, l’attenzione ai personaggi della vita di ogni giorno, l’affiorare frequente di un sentimento anti-politico. Senza però mai scadere nel coattismo alla Verdone e senza raggiungere, almeno per ora, il virtuosismo inarrivabile di Gigi Proietti. Simpatica la conclusione dello spettacolo:  al tocco della mezzanotte omaggio dell’ultimo libro “Sono romano ma non è colpa mia” agli spettatori che, carta d’identità alla mano, dimostravano di aver celebrato ieri il proprio compleanno.

16 dicembre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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