Cultura

Monestier, artigianello ai vertici della Rizzoli

IMG_0032Una lunga avventura umana e professionale, quella di Otto Monestier, ricostruita nella suggestiva cornice della Sala Veratti di Varese. Un’avventura emozionante che si è dipanata attraverso campi diversi, scultura, pittura, grafica, design, ma che appare chiusa in un mondo ormai lontano anni luce. L’antologica, la prima a distanza di 12 anni dalla morte, è stata realizzata a Varese dai quattro figli di Monestier, Bruno, Paola, Luca e Alessandro, che a loro volta hanno potuto contare sul concreto sostegno dei propri 13 figli. E figli e nipoti dell’artista sono presenti in via Veratti, dandosi il cambio, per parlare, tradendo un certa emozione, del loro papà e del loro nonno.

Le opere esposte alla Sala Veratti sono tutte dei figli, che non hanno la minima intenzione di venderle. Un omaggio puro e semplice al padre. Una ragione sufficiente per fare un salto a visitare questa mostra (peraltro ricchissima di pezzi e di opere, nelle fot: a sinistra, alcune sculture, e a destra soluzioni grafiche).

Sì, certo, è stata un’avventura, la vita di questo artista, ma si potrebbe anche usare la parola favola. Otto resta orfano dellaIMG_0033 madre fin dalla nascita, ma ha la fortuna di essere accolto all’Istituto Artigianelli di Milano, la storica istituzione formativa gestita dai padre Pavoniani, una congregazione che ha formato migliaia di ragazzi nella nobile arte tipografica. Otto, agli Artigianelli, ci entra a dieci anni e ne esce a trenta, con un mestiere nelle mani e con la voglia di trasmetterlo ai più piccoli.

Ma qui facciamo un salto in avanti, come se avessimo uno zoom: lo troviamo ai vertici della casa editrice Rizzoli, l’impero editoriale costruito dal “cumenda” Angelo Rizzoli che, anche lui trovatello (Martinitt, però) trova subito in Otto capacità professionali e qualità umane che glielo fanno sentire fratello. Editoria, ma non solo: il suo culmine artistico lo raggiunge quando alla Biennale di Venezia del 1972 ottiene una menzione speciale. E poi la citazione nella sezione di Design Industriale al Museo Georges Pompidou-Beaubourg a Parigi; il grande volto di Angelo Rizzoli, scolpito in marmo nero, per la Cartiera Burgo a Marzabotto e l’ideazione del logo della Fieg, la Federazione italiana degli editori di giornali. Vale ancora la pena citare il progetto grafico del Giornale di Varese nel 1973 e la figura del Falegname nel “villaggio dipinto” a Boarezzo in Valganna (Varese), che affrescò nel 1984 ispirandosi al profeta Ezechiele nella volta michelangiolesca della Cappella Sistina.

Accanto alla carriera professionale ed artistica, corre veloce anche l’itinerario della vita famigliare: Otto si sposa e ha quattro figli e 13 nipoti, quella grande famiglia, insomma, che non ha mai avuto e ha sempre desiderato. Una famiglia con cui Otto Monestier va ad abitare ad Induno Olona, da cui fa ogni giorno il pendolare per recarsi negli uffici della Rizzoli.

Dopo tanta gloria e tanti onori arriva la fine del momento più bello, la lunga presenza accanto ad Angelo Rizzoli. Alla morte del vecchio fondatore, subentrano i giovani. Arriva il figlio Angelo, che in quattro e quattr’otto licenzia Monestier. Lui se ne va, lasciandosi alle spalle una grande azienda. E la grande azienda, nel giro di pochi anni, finisce a picco. Ma qui si apre un’altra storia, molto brutta, una storia fatta di trame, di P2, di processi. No, nulla a che fare con la bella vita di Otto Monestier.

La mostra, in collaborazione con il Comune di Varese, resterà aperta fino al 24 dicembre con questi orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19. Chiuso il lunedì.

13 dicembre 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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