Malnate

Taglio del nastro a Malnate per la diga bipartisan

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Un’opera dalla lunga storia, che oggi ha visto il taglio del nastro. Cinque anni di lavoro e 25 milioni la spesa sono il bilancio della diga di Malnate, che ha come obiettivo quello di contenere le piene del fiume Olona. Otto i milioni che sono arrivati dallo Stato, mentre il resto è stato messo sul tavolo dalla Provincia, un’impresa passata da Reguzzoni a Galli:  da chi ha messo la prima pietra nel 2004, a chi ha chiuso i cantieri oggi tra il plauso generale.

Certamente un’opera bipartisan, che ha visto la presenza di politici di schieramenti diversi. “Non è un’opera elettorale”, ha voluto sottolineare l’ex presidente della Provincia Reguzzoni, mentre per l’onorevole Pd, Daniele Marantelli, si tratta di un’opera “che è stata resa possibile dalla condivisione di varie istituzione, lungo il tempo e anche con colori politici diversi”.

Un’opera davvero bipartisan. La struttura realizzata a salvaguardia dei Comuni che stanno sul fiume Olona, è infatti frutto della collaborazione tra la Provincia di Varese e il Comune di Malnate (che è stato a lungo amministrato dal centrosinistra).

Grande soddisfazione è stata espressa anche dagli imprenditori del territorio. “Per gli imprenditori con aziende localizzate in valle Olona, quella di oggi è una giornata da festeggiare – dichiara Michele Graglia, presidente dell’Unione industriali di Varese -. Essa segna la fine di un incubo, quello vissuto tante volte nel momento in cui una qualsiasi precipitazione atmosferica di un certo rilievo rischiava, come è più volte accaduto, di far esondare il fiume”. Un ruolo attivo quello degli imprenditori. “Dopo anni di sollecitazioni alle amministrazioni pubbliche, nell’inerzia di queste ultime, decisero di costituirsi nella ‘Associazione per la tutela del fiume Olona e del suo territorio’ con lo scopo di mettere a disposizione risorse economiche per far redigere un progetto”. Per il presidente Univa, la diga di Malnate “dimostrerà che le risorse spese per la sua costruzione sono largamente inferiori all’equivalente monetario dei danni provocati dalle alluvioni”.

12 dicembre 2009
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